Il Tirreno

Prato

Appello alla giunta «Lasciate via Mazzini come zona pedonale»

di Maria Lardara
Appello alla giunta «Lasciate via Mazzini come zona pedonale»

Un architetto si fa portavoce dei residenti della strada «Mancano i marciapiedi e aumenterebbe l’inquinamento»

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PRATO. Quando si dice l’altra faccia della medaglia. Da una parte, il futuro sorride a piazza delle Carceri: diventerà un gioiellino degno di entrare a pieno titolo nel salotto buono della città, per effetto della pedonalizzazione i cui lavori inizieranno entro il 2012. Dall’altra, ci sono i residenti di via Mazzini preoccupati perché quel tratto di strada che conduce fino a piazza San Marco passerà dal regime di Apu (area pedonale) a Ztl (zona a traffico limitato). Una volta che sarà chiusa piazza della Carceri alle auto, tutto il traffico da via Tintori sarà scaricato su via Mazzini e da via Cairoli sarà possibile raggiungere piazza San Marco.

E addio tranquillità per quel tratto di strada che, sulla carta, figura attualmente come area pedonale (anche se le infrazioni, in assenza di varchi elettronici, sono molto frequenti). A prendere carta e penna e scrivere una lettera a sindaco Cenni, agli assessori Caverni, Cenni e Mondanelli, è l’architetto Reza Ansari che ha comprato casa via Mazzini oltre venti anni fa. «Riguardo all’ipotesi di cambio di classificazione della stessa da strada pedonale a strada in Ztl, vorrei far notare che la stessa larghezza della strada, di metri 5.30, priva di marciapiedi laterali e alta ben 10 metri circa, si pone come sostanziale ragione critica nei confronti di questo procedimento.

Oltre l’effetto di tunnel fortemente inquinato da polveri, gas di scarico e rumori a causa della sezione ristretta che costringerebbe a vivere con le finestre chiuse, i numerosi accessi alle abitazioni, ai negozi e a un frequentato centro di studi medici, il passaggio di pedoni e di biciclette renderebbero pericoloso per la sicurezza e la salute pubblica un traffico meccanizzato di attraversamento». E’ un tuffo nel passato quello che porta l’architetto, esperto di progettazione urbana, a riannodare i fili di com’era una volta via Mazzini e di come è ancora adesso, con le donnine anziane che al calar del sole stanno a frescheggiare sulla soglia di casa.

«Va sottolineato l’uso sociale della strada da parte dei residenti, che sopravvive ad esempio attraverso la consuetudine di sedere fuori dalla porta, così propria del carattere antico del quartiere Palazzolo con la sua stratificazione architettonica per la presenza di molti anziani, di artisti, di botteghe di tradizione. Per questo sento di rivolgermi direttamente all’amministrazione, anche per riportare una sensibilità e un malessere diffusi nella comunità coinvolta, invitandola anche con una semplice passeggiata a riconsiderare radicalmente la decisione presa» .

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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