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Prato

Uno striscione accusa: «Non uccidere»

Uno striscione accusa: «Non uccidere»

I genitori del piccolo contro la parrocchia, la Diocesi sceglie il silenzio. Il padre: «Diteci perché è morto»

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PRATO. Lo striscione è comparso giovedì sera intorno alle 23, mentre in città impazzavano i caroselli dopo Italia-Germania, ma in quella casa di Paperino, davanti alla chiesa di San Martino, non si è accesa la televisione. «5° comandamento, non uccidere»: questo il durissimo atto di accusa affidato dai genitori di Franco Lori, morto a 11 anni durante la gita parrocchiale di martedì, a tre metri di telo bianco appesi sul terrazzo dove fino a tre giorni fa si affacciava il bambino, il loro unico figlio.

Parole pesanti che i fedeli di Paperino hanno preso come uno schiaffo alla loro parrocchia. I genitori non parlano, non spiegano esattamente con chi ce l’hanno, ma è chiaro che accusano la parrocchia, sono convinti che su quel maledetto sentiero della Calvana qualcosa non abbia funzionato per colpa di don Carlo Gestri, e per loro passa in secondo piano l’eventuale ritardo nei soccorsi, sul quale invece ha molto insistito la Diocesi.

«La mamma ha sbagliato a mettere quello striscione - dicono le parrocchiane sul sagrato - Qualcuno dovrebbe toglierlo».

Intanto i ragazzi dell’oratorio, che in questi giorni è sospeso, fanno avanti e indietro dalla porta che conduce alle stanze dove sta don Carlo. Sono una sorta di “scudi umani” tra il sacerdote al centro del caso e il resto del mondo.

Don Carlo ha tentato inutilmente, in questi giorni, di mettersi in contatto coi genitori di Franco Lori. Ha brevemente incrociato la madre martedì sera davanti al pronto soccorso di Careggi ed è riuscito solo a mormorare un «mi dispiace», ma poi i tentativi di avvicinamento sono stati sempre respinti da Stefana Viani e dal compagno Luigi Di Domenico (Franco è invece figlio di Stefano Lori, che poi si è separato dalla donna).

E’ un muro contro muro, due mondi che non si parlano: da una parte la famiglia del bimbo morto, dall’altra la parrocchia di Paperino, la Diocesi, il resto del mondo. I familiari di Franco cercano un colpevole per la tragedia di martedì e i primi risultati dell’autopsia, che esclude malformazioni cardiache o cause congenite, forse hanno rafforzato la loro convinzione che sia stato un colpo di sole, e dunque che si poteva prevedere. L’avvocato Alessia Fiorentino, che assiste la madre insieme ai colleghi Cristina Magni (una zia) e Dimitri Caciolli (il padre naturale), preferisce la cautela: «Non sono convinti di niente. Come noi aspettano l’esito degli esami istologici per capire che cosa è successo».

«Io per primo voglio capire che cosa è successo a mio figlio» mormora il padre Stefano Lori appoggiato al cancello della Misericordia di Poggio a Caiano mentre aspetta l’arrivo del feretro da Firenze. «Ma per il momento ci hanno detto di non parlare» aggiunge prima di congedarsi.

Di fronte a quello striscione che accusa, ieri la Diocesi ha scelto il silenzio, o meglio un rosario e una messa celebrati ieri sera da don Carlo Gestri a Paperino, di cui parliamo sotto.

«Oggi, particolarmente, è il giorno del dolore, del silenzio e della preghiera per Franco e per la sua famiglia» ha detto il vescovo Gastone Simoni, che oggi alle 18 presiederà una messa sempre a Paperino. Lui sì potrebbe parlare, come ha fatto mercoledì mattina sul sagrato, criticando il modo in cui i giornali e le tv avevano trattato la notizia.

Ieri alcuni hanno consigliato monsignor Simoni e don Carlo di farsi vedere alle Cappelle del commiato, ma il vescovo ha preferito soprassedere, valutando che anche la sua semplice presenza, in questo momento, avrebbe potuto far salire la tensione. Col senno di poi si può dire che ci ha visto lungo.

Paolo Nencioni

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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