Il dolore
La rabbia dei parenti: «Andate via!»
Due croniste aggredite dai familiari del piccolo Franco davanti alle Cappelle del commiato della Misericordia
POGGIO A CAIANO. «Basta! Andate via, qui non vi ci vogliamo!». C’è più rabbia che dolore nel cortile interno della Misericordia di Poggio a Caiano, accanto alle Cappelle del commiato che attendono l’arrivo della salma di Franco Lori, il bambino di 11 anni morto martedì mattina durante una gita parrocchiale sulla Calvana. O meglio, rabbia mista a dolore, una rabbia sorda che ha covato per tre giorni e infine è esplosa contro i giornalisti venuti a raccontare l’ultimo saluto al piccolo Franco.
La salma, attesa per le 10, tarda ad arrivare perché a Firenze si devono risolvere problemi burocratici. I familiari del bambino arrivano alla spicciolata intorno alle 12,30 e avvicinano uno dei cameramen presenti chiedendo discrezione nelle riprese. Poi si mettono ad attendere nel cortile.
Passano pochi minuti e la situazione precipita: la madre di Franco, Stefania, prende a male parole due croniste della Nazione sedute ad aspettare. Sostiene che le abbiano scattato delle foto di nascosto col telefonino (cosa smentita dalle dirette interessate).
La cosa sembra finire lì, ma poco dopo, quando una delle croniste tira fuori il telefonino dalla borsa per parlare con la redazione, la madre torna alla carica, insieme ad altre parenti, tutte donne. Intima alla giornalista di consegnare il telefono, poi la strattona, glielo strappa di mano e lo scaglia contro il muro dell’ambulatorio della Misericordia, lo raccoglie e lo lancia di nuovo (verranno recuperati due pezzi, ma la scheda sparisce). Interviene anche Giacomo Cocchi a nome della Diocesi, ma si prende anche lui la sua parte di insulti, che si estendono, con parole irriferibili, ai “preti in generale”.
La cronista si allontana in lacrime, seguita dalla sua collega e da un paio di donne parenti del bambino morto. Gli altri restano nel cortile, dove ormai la tensione si taglia col coltello. Si giustificheranno poi dicendo che si sono arrabbiati perché le croniste avevano detto di essere della Misericordia (anche questo viene smentito dalle dirette interessate). Tra i parenti del bambino morto la rabbia è alle stelle: «L’unica cosa certa è che ce l’hanno ammazzato» dicono. E ancora: «Andate voi in Calvana con questo caldo, portateci i vostri figli».
Qualcuno chiama i carabinieri, che arrivano sul posto agli ordini del maresciallo Monaco, arrivano anche i vigili urbani, la situazione torna lentamente alla normalità.
Intorno alle 13,15 arriva anche il carro funebre della Misericordia con la salma del piccolo Franco, che viene traslata nella camera ardente. Intorno solo i parenti stretti, la madre Stefania, il padre Stefano, il nuovo compagno di lei Luigi e un bambino che non riesce a trattenere le lacrime, forse un compagno di scuola. Altri arriveranno più tardi, alle 15, per accompagnare Franco nel suo ultimo viaggio verso il vicino cimitero di Poggio a Caiano, dove riposerà accanto ai nonni.
La famiglia infatti non ha voluto che venisse celebrata una funzione funebre in chiesa e il parroco di Santa Cristina a Pilli non è stato nemmeno contattato. Non hanno voluto neanche la benedizione al cimitero.
Ad accogliere il feretro c’erano poco più di cento persone, non molte da Paperino, dove la madre del bambino e il suo compagno si sono stabiliti da circa un anno.
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