Il Tirreno

Prato

Calvana, sentiti tutti i volontari

di Ilenia Reali
Calvana, sentiti tutti i volontari

Riascoltate le telefonate tra la volontaria e il 118. Nei prossimi giorni saranno chiamati altri testimoni

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PRATO. E’ riservatezza la parola chiave dell’inchiesta sulla morte del piccolo Franco. Riservatezza per evitare di surriscaldare ulteriormente gli animi delle persone coinvolte in questa vicenda dolorosissima.

Riservatezza e un modo di portare avanti l’inchiesta che segue un percorso già individuato e definito. Per gli inquirenti non si può ipotizzare che ci siano responsabilità almeno finché non ci saranno tutti i risultati dell’autopsia e quindi, oggi, si può solo ricostuire con più precisione possibile cosa è accaduto. La procura, con la collaborazione della squadra mobile, staascoltando tutti i testimoni. Sono già stati sentiti i 6.7 volontari, il parroco, i soccorritori e anche i genitori e le persone vicine al bambino. Non è escluso chepotrebbero essere sentiti dei bambini che, durante l’escursione, sono stati vicini a Franco. Gli inquirenti hanno acquisito anche le registrazioni delle telefonate effettuate dalla Calvana al coordinamento del 118. Su questo il riserbo è a livelli altissimi per evitare che estrapolando singole frasi si possa ricostruire una situazione diversa dalla reale.

Il fatto che i primi risultati dell’autopsia abbiano confermato quanto detto dai familiari sull’assenza di una patologia evidente e preesistente al cuore rende meno facile risalire alle cause della morte. E quindi dare una risposta alla domanda della domande: la morte del piccolo Franco, con comportamenti diversi, avrebbe potuto essere evitata?

Una risposta che potrà arrivare solo dai risultati degli esami in corso e i cui risultati non arriveranno prima di 35-40 giorni.

Brunero Begliomini, anatomo patologo dell’Asl pratese, non si aspetta però che dai risultati istologici emergano sorprese sconvolgenti. Begliomini, che non è coinvolto in alcun titolo nell’inchiesta, accetta di dare un proprio parere.

«Ritengo che i colleghi abbiamo effettuato esami istologici per verificare il sistema di conduzione cardiaca. Per quanto mi riguarda ritengo che non possano esserci responsabilità di tezi. Secondo me si può ipotizzare solo che la morte sia stata determinata da un’aritmia preesistente e che non si poteva vedere. Un evento acuto nè prevedibile nè prevenibile forse accentuato dalla situazione di sforzo e di caldo ma non determinato da questo. Insomma il classico caso del calciatore che si accascia in campo. Dico che difficilmente ci saranno responsabilità perché in un caso così solo un intervento immediato col defibrillatore può salvare la vita: cosa impossibile in Calvana».

Nei prossimi giorni comunque, e in attesa di tutti i risultati, si continueranno a sentire i testimoni per ricostruire cos’è accaduto quella mattina. Sembra infatti - ma su questo si stanno cercando elementi ulteriori - che il bambino non si sia lamentato in modo da destare preoccupazione prima della crisi. Quando pian piano ha perso conoscenza.

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