Italia
Fini alla festa del Convitto Cicognini
Il rettore Santagati ha annunciato ufficialmente che lascerà l’incarico a partire da settembre
PRATO. Sara, una bimba di quarta elementare, gli ha domandato come mai in Parlamento ci siano così poche donne. Lorenzo Bartalucci, studente di quarta del liceo scientifico, gli ha chiesto invece una riflessione sulla crisi del distretto tessile. Il loro rettore invece, Daniele Santagati, nel fare gli onori di casa al presidente della Camera Gianfranco Fini arrivato ieri pomeriggio, lo ha messo al corrente di una notizia spiacevole ricevuta due giorni fa dall’ufficio scolastico regionale. Ovvero: dal prossimo settembre al Convitto Cicognini sparirà la figura del rettore perché non viene raggiunto l’obiettivo dei 600 alunni iscritti come previsto dalla legge sul dimensionamento scolastico. Via anche il ruolo del direttore amministrativo oggi in carica. E tutto per un pugno di studenti, una trentina che mancherebbero per autorizzare l’istituto del rettorato. Rettore e direttore faranno domanda di trasferimento mentre al loro posto sarà nominato un reggente. «Per il Convitto si potrebbero creare difficoltà nella macchina organizzativa - racconta allarmato Santagati -. I due gioielli del granduca Leopoldo di Lorena vengono messi da parte. Nella nostra stessa situazione c’è anche il Santissima Annunziata di Firenze che non arriva a 600 iscritti, tenendo conto delle iscrizioni pervenute al 28 febbraio di quest’anno. Ma io sono un uomo di Stato e se i miei superiori hanno deliberato così, io obbedirò». L’annuncio dell’addio di Santagati è piombato come un fulmine a ciel sereno durante la festa di compleanno per il 320esimo anniversario del Convitto. Dove sono passati nomi illustri per la storia d’Italia, da Bettino Ricasoli a Curzio Malaparte passando per Gabriele D’Annunzio. E dove l’invitato speciale per le celebrazioni era, appunto, il numero uno della Camera. Che, colpito dalla bellezza dell’edificio (prima ha visitato il refettorio, la cappella e la sala dei ricevimenti), si è fatto subito carico della questione. «Rimango sbalordito. Sono poche le istituzioni in Italia che vantano 320 anni di storia. Bene che le leggi vengano applicate, purchè in modo intelligente. Domani stesso parlerò con il ministro Profumo». Prima di prendere la parola, il presidente della Camera era stato sollecitato dal sindaco Cenni, preoccupato per l'abolizione o l’accorpamento delle province. «La prego presidente, nell’ambito dell’attività legislativa, di tenere conto della specifica realtà pratese dove i problemi sono tanti, molti legati alla convivenza etnica».
E come per ogni festa che si rispetti, non è mancata una torta Tricolore che Fini stesso ha tagliato in giardino. Come ricordo del pomeriggio pratese, il presidente ha avuto in dono un bassorilievo che riproduce le pagine di un libro con alcune frasi pronunciate tempo fa da lui stesso.
Maria Lardara
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