Il Tirreno

Prato

Esuberi da Picchi 12 lavoratori in più in vari reparti

Esuberi da Picchi 12 lavoratori in più in vari reparti

Nello storico lanificio si vuol ricorrere alla mobilità per l’incertezza del settore tessile e dei mercati

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PRATO. Era forse rimasto tra gli ultimi lanifici pratesi a non ricorrere a drastiche riorganizzazioni aziendali. Anzi. Era considerato uno di coloro che meglio di altri stava affrontando la crisi. Senza contare che da anni è tra i lanifici leader nella vendita di stoffe in tutto il mondo.

Oggi invece anche il lanificio Picchi deve fare i conti con il calo del lavoro e con l’incertezza dei mercati e soprattutto con l’impossibilità di prevedere quali e quanti saranno gli ordini per le prossime stagioni. Nei giorni scorsi i titolari del lanificio hanno comunicato ai propri lavoratori e ai sindacati che sarà necessario fare dei tagli.

Si tratta dell’apertura di una procedura per dodici dipendenti ripartiti un po’ su tutti i reparti e in genere si tratta di persone con una specializzazione elevata.

Insomma figure apicali della storica azienda tessile.

Tra gli esuberi segnalati non manca personale amministrativo, commerciale, del magazzino e della produzione.

Un numero non enorme (anche se dal punto dei costi aziendali con un incidenza importante) ma che anche percentualmente ha un suo peso nel lanificio che oggi ha una quarantina di dipendenti in città.

Sembra inoltre che non ci sia l’intenzione di passare per la cassa integrazione straordinaria ma di partire subito con la mobilità.

Una scelta che, se venisse confermata e non cambiata durante le trattative sindacali, segnerebbe un cambio di gestione degli esuberi nelle aziende tessili.

Già in altri casi imprenditori leader del distretto hanno preferito interrompere le proroghe delle casse integrazioni e ripartire, alleggeriti dai costi, lamentando che la gestione delle casse integrazioni ha dei costi e rende meno agevole la gestione delle aziende.

Del resto in molti casi è certo che la ripresa del lavoro, anche se ci fosse, non giustificherebbe il numero di dipendenti ancora in forza, anche se in cassa integrazione. (i.r.)

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