La protesta
Sette generazioni da sempre ai fornelli i 150 anni del Falcone
Grande festa questa sera al ristorante di Poggio a Caiano Menù della tradizione e grande schermo per la partita
POGGIO A CAIANO. Il ristorante Il Falcone di Poggio a Caiano compie centocinquant'anni. Un secolo e mezzo che la famiglia Martini ha dedicato con grande passione all'accoglienza e alla ristorazione nella storica sede di piazza XX Settembre dove stasera si festeggerà con una cena all'aperto davanti al maxishermo per non perdere la partita Italia-Germania.
Sette le generazioni che dal 1862 a oggi hanno fatto si che l'attività sia restata in mano alla stessa famiglia fondatrice. Ferdinando Martini fu il primo, poi arrivò il figlio Pietro che a sua volta insegnò il mestiere al figlio Sabatino a cui seguì Onorato e poi Paolo. Da qui si arriva ai giorni nostri, con Piero e il figlio Valerio, orgogliosi di aver tagliato questo incredibile traguardo senza risparmiarsi mai. I ricordi e le tappe di questa straordinaria storia sono gelosamente custoditi in un cofanetto colmo di foto in bianco e nero e di documenti antichi tra cui la tassa dei pesi e delle misure del 1863 e addirittura una multa per l'illuminazione pubblica dell'epoca.
«La cosa più bella di questi centocinquanta anni è senz'altro la continuità generazionale – spiega Piero Martini – un'attività passata da padre in figlio, come sto facendo io con Valerio. Siamo riusciti a resistere a due guerre e alle crisi economiche, abbiamo dato da mangiare a tutti, di qualunque colore politico e di qualunque estrazione». Intorno ai tavoli del ristorante “Il Falcone” o, come lo chiamano a Poggio “da Birilla”, è passata la storia d'Italia degli ultimi centocinquanta anni. Posizionato sulla principale strada di collegamento tra Pistoia e Firenze, a due passi dalla Villa medicea e dalla fermata del tramway, in origine Il Falcone era una locanda-osteria-caffetteria dove era possibile, passare la notte, mangiare e far riposare i cavalli. Le stalle si trovavano al pian terreno dove oggi c'è il ristorante. «La svolta è arrivata con mio nonno Paolo – spiega Valerio – è stato lui a decidere di portare tutto al pian terreno e di lasciar perdere la locanda concentrandosi solo sul ristorante a cui ha dato un'impronta moderna».
L'amore per il ristorante di famiglia sboccerà nel 1994, a venti anni, e da quel momento non lo abbandonerà più: «Non è un lavoro, ma un mestiere. Servire la gente è un'arte. Alle mense si mangia, al ristorante si cerca “ristoro”, un mix di accoglienza, cura del cliente e buona tavola». Ad aiutare Valerio nella preparazione di piatti della tradizione toscana, ci sono l'instancabile mamma Vivetta e la moglie Letizia. La figlia di Valerio, Rachele, ha solo un anno. Troppo poco per capire cosa farà da grande, ma gattonare tra i tavoli del ristorante le piace tantissimo. Se il buongiorno si vede dal mattino, “Birilla” potrà far conto sull'ottava generazione.
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