Gioco
Paperino fa quadrato attorno al sacerdote: uomo squisito
PRATO. Serafino e Giotto. Il vicino di casa dei Lori e quel cane boxer che il piccolo Franco adorava, tanto da chiedergli se una volta ogni tanto poteva portarlo fuori ai giardini. Qui a Paperino...
PRATO. Serafino e Giotto. Il vicino di casa dei Lori e quel cane boxer che il piccolo Franco adorava, tanto da chiedergli se una volta ogni tanto poteva portarlo fuori ai giardini.
Qui a Paperino sono in pochi a conoscere questa famiglia originaria di Poggio. Padre autotrasportatore, madre ex cartolaia. Li conosceva il giusto solo Serafino, l’anziano vicino di casa che ora tesse le lodi di quei genitori che avevano deciso di mandare il figlio all’oratorio. «Gli piaceva giocare con il mio cane e aveva una vera passione per il proprio gatto». A casa Lori le tapparelle sono abbassate. Regna il deserto nel condominio, così come in tutta Paperino: i vicini di casa raccontano di urla strazianti giunte nel cuore della notte, di un padre e di una madre sconvolti dalla tragedia. Gli abitanti di Paperino si rifugiano nel silenzio, quasi indispettiti dai troppi riflettori puntati addosso per questa disgrazia. E fanno tutti quadrato intorno a don Gestri, difendendolo a spada tratta. Un anziano che frequenta la casa del popolo lo definisce «una persona più che squisita», mentre una coppia di passanti ricorda l’egregio lavoro fatto dal parroco nel quartiere. «Prima nessun bambino andava a messa - raccontano Roberto e Roberta - Da quando c’è lui…».
A Orlando Mari, residente da quarant’anni a Paperino, piace invece paragonarlo a un don Milani in bicicletta, amabile con i bambini. Sempre pronto a giocare con loro, in barba alla tonaca indossata. Come fossero figli suoi. «Il primo oratorio Grest (Gruppo Estate, ndr) nacque nel 1999. Da tredici anni a questa parte, la gita in Calvana è una consuetudine. Ci ho mandato le mie due figlie che adesso sono grandi. Ce ne fossero iniziative così in questo quartiere. Ogni anno, quando si festeggia la fine dei Grest, si riescono a vedere anche i fuochi d’artificio da queste parti. Se non fosse per la parrocchia non ci sarebbero molte occasioni di aggregazioni per i bimbi, oltre al Carnevale». Nel caso di Franco, la ricetta di don Carlo iniziava a dare i suoi frutti. Il piccolo, secondo la ricostruzione di due bimbe che ieri giocavano nei giardini nei pressi della sua casa, stava iniziando a fare amicizia con i coetanei della squadra dell’oratorio.
«Don Carlo non meritava tutto questo - dice un'anziana - Ha allevato tutti i bambini di Paperino e con quella disgrazia non c’entra nulla. Adesso i centri estivi sono stati sospesi: sarà un problema per i genitori che lavorano». Per quelli che hanno perso il figlio, invece, un dramma che segna a vita.
Maria Lardara
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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