Il Tirreno

Prato

Piena fiducia a Molinari ma la giunta chiede unità

di Maria Lardara

All’Unione commercianti ci si prepara alla nomina del nuovo direttore Tra le ipotesi prende quota anche quella di una scelta interna all’associazione

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PRATO. Quel divorzio in casa Confcommercio li ha colti di sorpresa. Spettatori di una situazione che è sfuggita di mano nel giro di pochi giorni. Con la fiducia incassata dal presidente Canio Molinari durante la riunione di giunta di lunedì scorso, sia dai colleghi di giunta che dai dipendenti dell’associazione, non è stata messa ancora la parola fine sulla vicenda che ha visto le dimissioni del direttore Gianluca Niccolai e della sua vice Serena Scali. Pur rinnovando fiducia piena al presidente, i componenti dell'esecutivo non vogliono restare alla finestra in un momento delicato per l’associazione (circa 2300 soci) alle prese con problemi economici e ora con l'ultima storica scissione interna. E’ Alessandro Lastrucci, titolare dello storico hotel San Marco e presidente della sezione albergatori, a far sentire la voce a nome della giunta esecutiva di cui fa parte. «Vogliamo dire la nostra: con gli altri colleghi ci rivedremo a breve per stilare un documento comune, non per fare polemica con il presidente ma per esprimere la nostra posizione. Qualcosa dobbiamo dire, viste le polemiche che si sono susseguite nei giorni scorsi. Non avevo idea che la situazione degenerasse così rapidamente: la sensazione è che la giunta sia rimasta a guardare sullo sfondo. Non sarebbe onesto negare le oggettive difficoltà economiche dell’associazione, ma mi rendo anche conto della risonanza che ha prodotto in città questa vicenda, a dimostrazione della nostra importanza storica come associazione». Al di qua del bancone dell’hotel San Marco, Lastrucci (gli altri componenti di giunta sono: Giovanni Seghetti, Rodolfo Bottari, Renato Palermo, Stefano Becherucci, Elena Maria Gelsumini e Gabriele Tani) sta bene attento a dosare le parole per cercare di non buttare benzina sul fuoco. «Nei momenti di maggior difficoltà e di fronte a scelte difficili, ci deve essere unità di intenti fra direttore e presidente. Credo che entrambi avessero buoni propositi per il bene dell’associazione, solo che non si sono trovati d’accordo sul sistema di attuarli». La rottura fra Niccolai e Molinari è solo la punta dell’iceberg: i dipendenti dell’Unione vengono da un periodo di cassa integrazione a rotazione e molto probabilmente il trasferimento della sede in via del Ceppo Vecchio è stato dettato dalla necessità di contenere le spese. Unità è adesso la parola d’ordine del presidente Molinari, in vista del prossimo incontro della giunta fissato il 2 luglio. «Andiamo avanti. In associazione abbiamo persone in gamba, in alcuni casi stanno lavorando ancora più del dovuto. Il loro attestato di stima non me l’aspettavo. Per quanto riguarda la scelta del nuovo direttore, è prematuro parlarne. Potrebbe essere un funzionario come una figura esterna». Per Daniele Spada, uno dei coordinatori nominati insieme al collega Andrea Martini, s’apre una nuova pagina per l’Unione commercianti. «In questo momento i soci hanno bisogno di sicurezza, mentre i dipendenti di marciare tutti sulla stessa direzione».

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