La manifestazione
C’è meno traffico sulle strade ma più insicurezza e abusivismo
La città vista da un tassista che ogni anno con la sua auto percorre migliaia di chilometri «Il calo del lavoro è legato alla crisi del tessile. Ora i campionari si guardano su internet»
PRATO. Conosce la città come il palmo della sua mano. Conosce i quartieri, le strade e sa come arrivare a destinazione evitando il traffico nelle ore di punta. Una professionalità, che qualsiasi tassista vorrebbe gli fosse riconosciuta da chi dovrebbe difenderlo dai sempre più numerosi abusivi. La realtà però è un’altra e di fronte al dilagare di fenomeni ai limiti della legalità, le risposte tardano ad arrivare. Nel frattempo Gianni Bonamici, che è anche presidente della Cooperativa tassisti pratesi (Cotapra) continua a chiedere maggiori controlli, magari con l’installazione di telecamere alle porte di accesso della città. Dal 2001 è cambiato tutto. «Può sembrare una cosa scontata ma effettivamente è dal 2001, l’anno del tragico attentato alle Torri gemelle, che come categoria abbiamo avvertito un forte calo di lavoro», spiega Bonamici. «Basti pensare alle ripercussioni che la crisi del tessile ha avuto su di noi: insieme agli ordini sono spariti anche i compratori, che venivano numerosi in città per vedere i campionari e ci chiamavano per essere accompagnati da un’azienda all’altra. La tecnologia ha fatto la sua parte accelerando questo processo che adesso consente di mostrare un’intera collezione tramite internet, senza che ci sia bisogno di spostarsi dalla propria postazione». Se fossi assessore… Dal punto di vista della viabilità cittadina, non toccherebbe niente. «Addirittura - sostiene - anche il traffico è diminuito perché le persone escono meno». E’ il tema della sicurezza, invece, quello che gli sta più a cuore. E nonostante non ci siano a Prato zone che Bonamici considera off-limits per i conducenti, il presidente della categoria ammette che quello del tassista è un mestiere tra i più esposti al rischio. Memore del clima di terrore che si era scatenato in seguito a una serie di rapine messe a segno nel 2010 ai danni di alcuni colleghi. «Senza contare gli episodi che non sono riportati dalle cronache cittadine, in quanto nemmeno vengono denunciati - spiega - tentativi di furto dell’incasso della giornata o minacce da parte di passeggeri che si rifiutano di pagare la corsa, sono quasi all’ordine del giorno». Un tassista non può negare l’imbarco a passeggeri che giudica apparentemente poco affidabili. «In certi casi tra colleghi basta uno sguardo complice per capire quando è il caso di stare allertati per intervenire se ce ne fosse bisogno…». Secondo Bonamici, però, non è diminuita la sicurezza in città. «E’ il contesto che è cambiato - commenta - se non si creano situazioni per attrarre gente, la città rimarrà in mano ai malintenzionati, che ci sono sempre stati, solo che la crisi ha fornito loro l’impulso per incoraggiare rapine e quant’altro». ….metterei le telecamere. Se fosse assessore per un giorno, qualche idea da mettere in pratica ce l’avrebbe. «Visto che abbiamo un centro storico abbastanza circoscritto - argomenta - amplierei la zona pedonale a tutta l’area racchiusa dentro le mura e installerei telecamere di videosorveglianza alle principali porte d’accesso alla città. Così si riuscirebbe a monitorare chi entra e chi esce anche in un’ottica di maggiore sicurezza e poi sarebbe l’unico modo per far rivivere il centro, valorizzandolo anche con eventi e manifestazioni capaci di attrarre più persone come fanno in altre città, tipo Firenze». Guerra agli abusivi. Dopo 25 anni di onorato servizio, Bonamici ha deciso di togliersi qualche sassolino dalla scarpa. «Il problema degli abusivi è sotto gli occhi di tutti, ma a nessuno interessa risolverlo poiché per molti è diventato un grande business», afferma. Per documentare tali attività, lui e i suoi 32 colleghi tassisti pratesi in possesso di regolare licenza, più altri due a conduzione familiare, hanno collezionato interi album di fotografie. «Non c’è solo quella portata avanti dai cinesi - riferisce - il fenomeno dilaga anche tra le associazioni di volontariato che svolgono una sorta di servizio taxi ai soci in cambio di un contributo, che passa sotto forma di donazione e pertanto, è esente da tasse. Senza contare il servizio navetta offerto ai clienti dalle strutture alberghiere. La legge parla chiaro a questo proposito: non si può. Eppure loro lavorano, mentre noi, che paghiamo regolarmente le tasse per svolgere quest’attività, dobbiamo stare con le braccia incrociate a guardarli».
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