Il Tirreno

Prato

Il Polo oncologico resterà a Prato

di Giovanni Ciattini
Il Polo oncologico resterà a Prato

Il direttore generale dell’Asl 4 Cravedi e il dottor Di Leo: «Nel nuovo ospedale potenzieremo cura e ricerca»

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PRATO. «La Regione Toscana ha sostenuto e intende sostenere il Polo oncologico pratese. Nel nuovo ospedale troverà ancora maggiore valorizzazione l’organizzazione trasversale per la cura dei pazienti, consentendo di migliorare gli attuali standard assistenziali in una logica di integrazione fra le diverse discipline e le diverse fasi di cura». Il direttore generale dell’Asl 4 Bruno Cravedi ha voluto, una volta per tutte, ribadire la ferma volontà da parte della Regione Toscana, e quindi dell’Asl 4 di Prato, di proseguire sulla strada tracciata che fino ad oggi ha portato ottimi risultati. L’ipotesi di uno smantellamento dell’attuale sistema di assistenza oncologica, col fiore all’occhiello, ma non è il solo in verità, del laboratorio di ricerca traslazionale diretto dal dottor Libero Santarpia, è del tutto respinta. I timori, espressi da più parti, di un unico centro di ricerca oncologico regionale a Firenze, vengono ritenuti infondati.

«L’assistenza oncologica a Prato - ha detto Cravedi - è di un livello di eccellenza, regionale e nazionale, e garantisce, nell’ambito del servizio sanitario regionale, la massima qualità delle cure utilizzando i risultati delle più recenti strategie terapeutiche. La lotta contro i tumori passa attraverso la prevenzione primaria (contrasto all’alcol e al fumo, accompagnate da una sana alimentazione e attività fisica) e la diagnosi precoce. A Prato - prosegue Cravedi - abbiamo una forte adesione agli screening (mammografico, della cervice uterina e del colon retto). Il paziente viene quindi seguito nei vari trattamenti terapeutici: chirurgia, chemioterapia, radioterapia, fino alla riabilitazione e se necessario al ricovero nell’hospice». Un’attività complessa che ha ottenuto negli anni riconoscimenti da parte delle Regione consentendo di ricevere finanziamenti specifici. «Vogliamo continuare in questa direzione - ha sottolineato Cravedi - valorizzando l’esperienza pratese nell’ambito della programmazione regionale dell’Istituto Toscano Tumori che prevede un sistema a rete diffuso nel territorio, per l’assistenza dei pazienti oncologici con una serie di poli specialisti di riferimento. E’ un modello fatto proprio anche dal Ministero della salute nell’ambito del “Piano oncologico nazionale”». «Le nostre attività di ricerca e formazione - ha proseguito Cravedi - hanno non solo consentito a giovani ricercatori di rientrare in Italia ma, attraverso il trasferimento dei risultati della ricerca al letto del paziente, di ottenere ottimi risultanti nella sopravvivenza al tumore della mammelle che negli ultimi anni è sensibilmente migliorata raggiungendo una percentuale di circa il 90% per i casi diagnosticati nel 1998-2000. Possiamo essere un punto di riferimento regionale, continuando a garantire l’attività e l’assistenza oncologica: pubblica, gratuita e per tutti».

Anche il dottor Angelo Di Leo, direttore del Dipartimento oncologico, rientrato da pochi giorni dagli Stati Uniti, ha riconfermato che all’orizzonte c’è soltanto il nuovo ospedale di Prato. «Il trasferimento nei nuovi locali per noi sarà un salto di qualità importante. Dagli attuali 10 posti letto del day hospital passeremo a 20. Potremo interagire meglio con i professionisti delle altre discipline sempre nella logica di una presa in carico multidisciplinare. Inoltre i pazienti avranno una maggiore privacy perché le camere saranno a due letti con bagno in camera. Ed il comfort oggi è il nostro punto debole. Raddoppieranno inoltre gli spazi della ricerca traslazionale con locali dedicati vicino al laboratorio di analisi chimico-cliniche». Anche sulla questione degli spazi lasciati liberi del vecchio ospedale il direttore Cravedi vuole essere chiaro: «Manterranno destinazione sanitaria soltanto la palazzina delle malattie infettive e l’attuale palazzina del centro oncologico. Sul resto si deve esprimere il Comune, altrimenti ci penserà, come prevede la legge, la Regione col commissariamento».

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