Il Tirreno

Prato

«I pratesi a vedere Pitti sono pochi»

di Ilenia Reali
«I pratesi a vedere Pitti sono pochi»

Per Guazzini è un errore. «Per questa manifestazione abbiamo la capitale della moda a 10km e non si può snobbare»

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PRATO. «Suvvia, devo essere sincero. Da vice presidente dell’Unione industriale sono deluso perché di facce pratesi a visitare Pitti Uomo ne ho viste davvero poche. E io di pratesi, che lavorano nella moda, ne conosco tanti».

Parole di Lorenzo Guazzini che, per abitudine, è molto diretto e non manda a dire dietro come la pensa sulle dinamiche del distretto. E’ anche a lui, del resto, che si può attribuire la nascita di un gruppo giovani particolarmente agguerrito e presente e poi di un gruppo di imprenditori con una gran voglia di cambiare.

La delusione di Guazzini. E’ anche vero che Pitti Uomo è una fiera di moda uomo mentre a Prato si fa prevalentemente stoffe per abiti da donna.

«La considerazione delle colllezioni uomo donna - aggiunge Guazzini che ha anche la delega ai rapporti con i soci - sarà probabilmente quella che fanno i colleghi di Prato ma io voglio sostenere qualcosa di diverso: qui a Firenze, durante Pitti, la città si trasforma nella capitale internazionale della moda.

E per imprenditori che fanno moda, anche se in altri settori, credo non si possa prescindere da fare una scappata a Pitti. E’ a 10 chilometri e ritengo che per farsi un’idea sia necessario lasciare la fabbrica per tre ore».

Guazzini sa che questa sua idea creerà qualche polemica. «In tanti - sottolinea il titolare dell’azienda Montezemolo - diranno ma io c’ero oppure non c’ero perché ma per me non si tratta di fare polemica ma di chiedersi quanto sia importante aprirsi all’esterno per vedere come si muove il settore in cui ci muoviamo».

Il mercato interno è sparito. Sottolineature a parte per Guazzini questa edizione di Pitti non è da album di ricordi. Il mercato interno non esiste più e in giro ci sono prevalentemente occhi a mandorla e imprenditori che parlano russo. Spesso operatori di qualità ma non moltissimi.

«Anche per quanto riguarda le collezioni - sottolinea - ci sono poche cose che emozionano proprio perché le aziende hanno paura e non osano negli investimenti. Siamo un po’ tutti alla finestra ad aspettare che la situazione passi. ».

Mercato in sofferenza. Concetto ripreso da Giovanni Santi che con la sua Beste presentava la collezione di capi finiti Uptobe.

«Sono periodi molto difficili - ha detto - e questo si vede anche dalle fiere. Io non posso però lamentarmi, nonostante un primo giorno con poca affluenza, abbiamo avuto 800 passaggi nello stand. E’ assolutamente evidente che il mercato è in grande sofferenza e c’è da lottare per stare a galla».

Pochi anche per Santi i pratesi che sono andati a dare un’occhiata.

«Ha ragione Guazzini - commenta - anch’io pratesi ne ho visti pochi. E’ molto condivisibile quello che dice: un passaggio qui a itti Uomo dovrebbe essere scontato per tutti coloro che lavorano, a vario titolo nella moda».

La maglietta anticrisi. Per Anna Purna ieri era il tempo di dare un messaggio di ottimismo. E pratesi o no, l’ha fatto in modo non nascosto ma con una maglietta che prende in giro lo spread.

«La parola spread se la guardiamo in origine - ha commentato il direttore commerciale AndreaGalli - significa distribuire e quindi noi vogliamo intendere questo: basta con la crisi è arrivato il momento di distribuire ottimismo».

Tra gli espositori pratesi a Pitti anche il lanificio Lamberto con in mostra la linea di accessori e la concessionaria Sundek che ha presentato la nuova linea di costumi da bagno.

(ha collaborato

Barbara Burzi)

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