Sicurezza
Assegno da 20.000 euro dai cinesi per la Turandot
PRATO. A Prato l'integrazione coi cinesi passa anche da un assegno. Fino a qualche mese fa gli sguardi reciproci di cagnesca diffidenza avrebbero avuto la meglio, ma il tavolo di collegamento...
PRATO. A Prato l'integrazione coi cinesi passa anche da un assegno. Fino a qualche mese fa gli sguardi reciproci di cagnesca diffidenza avrebbero avuto la meglio, ma il tavolo di collegamento istituito fra enti locali e comunità cinese ha dato un primo prezioso frutto. Ieri mattina al Castello dell'Imperatore il console orientale a Firenze, Zhou Yunqui e alcuni rappresentanti della comunità hanno consegnato un assegno da 20.000 euro, che andrà ad alimentare la terza edizione dell'opera da “tre soldi”, un'iniziativa promossa dall'amministrazione comunale che porterà in scena al Castello il 16 e il 18 di luglio la Turandot di Puccini. «Con la musica diventa possibile il dialogo» spiega l'assessore alla cultura Anna Beltrame. A sostenere questa tesi non c'è soltanto il contributo finanziario donato dai cinesi, ma anche la partecipazione di alcuni artisti nella stessa riproduzione dell'opera di Puccini. Per quanto proprio il lato economico sia emblematico di un cambiamento del sentiment all'interno della comunità orientale. I 20.000 euro non sono stati messi insieme da un unico benefattore ma sono il frutto di una campagna di fund raising, che ha visto contributi da alcuni imprenditori dei pronto moda e da molti cittadini comuni. Decisivo il ruolo della Provincia, che recentemente ha ricevuto l'ambasciatore italiano a Pechino, Iannucci: «Si è capito che la cultura è un modo per farsi conoscere e capire. La dimostrazione più facile di quanto sia utile aprirsi» spiega il presidente, Lamberto Gestri leggendo nella profusione cinese un risultato della strategia d'integrazione che vede fra i protagonisti anche l'ambasciatore Iannucci, ma soprattutto il console Zhou Yunqui: «La sua presenza nel territorio è stata indubbiamente preziosa». Dalla Cina fra l'altro è giunta in questi giorni la richiesta di una visita a Prato di una delegazione di alcuni esponenti istituzionali di una provincia. L'occasione è ghiotta per un discorso impegnativo e il console la sfrutta: «Auspichiamo l'uscita da quella zona che chiamate Chinatown per partecipare e intensificare il rapporto amichevole – afferma lady Zhou –. Apprezziamo i gesti d'apertura dei miei connazionali e questa donazione manifesta la voglia d'integrarsi». Quale contesto migliore poi per esprimere i propri desideri integrazionisti se non attraverso un'Opera come quella della Turandot, che interseca il genio di un italiano, Giacomo Puccini con la rielaborazione di un'antica favola molto amata in Cina? Il beneficio non si ferma qui. La questione cinese, del resto, è stata nei primi tre anni di mandato il grande terreno di divisione fra la giunta comunale e quella provinciale.
Carlandrea Poli
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