Il Tirreno

Prato

Va in scena “Il topo” un omaggio a Raffaello Pecchioli

di Miriam Monteleone
Va in scena “Il topo” un omaggio a Raffaello Pecchioli

Con lo spettacolo tratto dall’opera del poeta pratese debuttano gli attori della scuola del Metastasio

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PRATO. I giovani attori della scuola del Metastasio questa sera (ore 21,30) debuttano al Magnolfi con un omaggio a Raffaello Pecchioli. Il testo scelto si chiama "Il Topo" e sarà presentato sotto forma di una veglia contadina corale, rivisitata in chiave moderna.

Lo spettacolo è frutto di un faticoso lavoro, portato avanti da Paolo Magelli, che di Pecchioli era amico ed estimatore. Il direttore del Met sta infatti lavorando affinché l'archivio Pecchioli non vada perduto.

Questo spettacolo rappresenta un primo passo per far conoscere l'opera del poeta pratese, non solo ai suoi concittadini ma a tutti i toscani.

Gli allievi- una ventina in tutto - quest'anno hanno frequentato il secondo anno di corso, sotto la supervisione di docenti di alto livello come Laura Forte. Mercoledì, in occasione della prova aperta, abbiamo dato un'occhiata all'allestimento (lo spettacolo si svolgerà tra il palco e la platea in uno spazio raccolto, l'impatto è quello di un profano cenacolo). Per l'occasione abbiamo scambiato due parole con il regista Paolo Magelli.

Perché ha scelto di lavorare proprio su Pecchioli?

«Perché è uno dei maggiori poeti e scrittori contemporanei. Per me Pecchioli non è morto e anche se ha vissuto una vita schiva e molti non lo conoscono, il suo messaggio ci appartiene e sto facendo il possibile perché Prato non perda il suo archivio. Stiamo lottando per iscriverlo post mortem alla Siae».

Nelle note di regia ha definito "Il Topo" un esercizio spirituale, ci spieghi meglio…

«E' un romanzo senza dialoghi, un poema direi, a cui abbiamo dato l'aspetto di una veglia contadina. La poesia di Pecchioli è qualcosa di eccezionale, di violento, di pungente e politico, che cattura lo spettatore. Il vero "topo" è lui, che ha vissuto come un lupo solitario, solo contro il mondo. una coscienza che parla, per questo lo consideriamo un esercizio spirituale».

Parliamo della scuola dei mestieri del teatro. La vostra è stata una fida coraggiosa. In questo momento di crisi cosa dovrebbe spingere dei ragazzi a studiare per diventare attori?

«In Toscana c'era bisogno di una scuola di teatro. Ci sono una miriade di laboratori, ma i laboratori non bastano per formarsi. Ci vuole come un minimo un percorso triennale, completo, in grado di offrire una formazione a 360 gradi. Il nostro intento è quello di diventare agenzia di formazione e rilasciare un diploma a questi ragazzi. Se uno ha talento e voglia di fare l'attore, questa è la strada da percorrere».

Lo spettacolo è ambientato in Calvana. Ci sono delle immagini che scorrono durante lo spettacolo, chi le ha realizzate?

«Alcune le hanno girate gli attori stessi, altre sono immagini di un film di Raffaello che intendiamo restaurare. Una pellicola ben fatta, che Pecchioli realizzò negli anni Sessanta; tra le comparse c'è anche Umberto Cecchi Poi c'è una canzone omaggio a Prato, "Bisenzio", che i ragazzi cantano a un certo punto, il testo l'ho scritto io».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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