Italia
Un comitato per il polo oncologico
È stato costituito sulla spinta di oltre 3mila iscritti su Facebook
PRATO. Il dottor Carlo Alberto Bianchi Rossi, ex primario oculista e già presidente del collegio dei primari della provincia di Pisa, attuale componente del consiglio sanitario regionale e membro dell’ “Osservatorio permanente sull’ospedale per intensità di cura” della Regione Toscana, annuncia la costituzione del “Comitato volontario pro Polo oncologico in Prato”. Il comitato si costituisce sulla spinta di una raccolta, in pochi giorni, di oltre tremila iscritti su Facebook, che chiedono il potenziamento del centro di oncologia pratese “Fondazione Sandro Pitigliani” e il suo dislocamento nel moderno e recentemente ristruttarato ospedale “Misericordia e Dolce”, che, a giudizio di molti, essendo struttura idonea, funzionale e costosa, non va smantellato, ma in un’ ottica di risparmio, ineludibile nei tempi attuali, adibito a centro oncologico di valenza regionale, sfruttando anche le eccellenze del “Sandro Pitigliani”, considerato che, nel nuovo ospedale di Prato, non sono previsti spazi per l’oncologia e quindi andrebbero rifatti ex novo creando Irccs (istituto ricerca e cura a carattere scientifico) a Careggi, come volontà della Regione Toscana. «Considerando che la maggior industria della Regione Toscana è la sanità, che assorbe circa il 76% del budget regionale - commenta il medico - non si vede perché nel tanto annunciato (e mai reso fattivo) rilancio di Prato, non debba comprendersi il nuovo Irccs previsto dal piano oncologico nazionale 2012, approfittando della presente eccellenza della “Fondazione Pitigliani” e della imponente struttura architettonica del “Misericordia e Dolce”, che azzererebbero di fatto le spese per la costruzione del nuovo Irccs toscano. Svilire un ospedale funzionale e recentemente rimodernato (a costi immaginabili), a semplice operazione immobiliare, sarebbe uno spreco deprecabile nei confronti dei cittadini italiani, sottoposti oggi più che mai, ad un carico fiscale insostenibile e ad inflessibili sacrifici economici che non consentono più di accettare supinamente operazioni della pubblica amministrazione non tese ad una rigorosa logica di risparmio». «La querelle fra comune e regione sulla proprietà dell’area ospedaliera non ci interessa - continua il dottore - se errori sono stati fatti in passato non devono pagarli i cittadini oggi. L’ospedale costruito a Prato coi soldi dei contribuenti non può che essere proprietà dei contribuenti stessi. La Regione si metta l’animo in pace: il “Misericordia e Dolce” non si smantella e tanto meno la “Fondazione Pitigliani”. Saremo lì ad evitarlo con metodi civili, non violenti, ma non pavidi».
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