Finanza
La console sorride ed è voglia di amicizia
L’ambasciatore Iannucci costruisce “ponti” per andare insieme in Cina e in Provincia c’è la sensazione che tra pratesi e cinesi sia disgelo
PRATO. Cercare nelle parole il senso dell’incontro di ieri in Provincia sarebbe riduttivo. Chi ha partecipato alla visita a Prato dell’ambasciatore italiano a Pechino Attilio Massimo Iannucci l’ha capito quasi subito. Non tutto infatti è stato cerimoniale. O meglio, il protocollo è servito ed è stato rispettato ma, per dare il “là” a un incontro che questa volta non sembrava limitarsi alle formalità istituzionali ma soprattutto a l’inizio di una svolta nei rapporti tra cinesi e pratesi. Sono stai una serie di eventi a portare difatto a un incontro e le parole, spesso, ambigue della comunità cinese sono state chiare, non soggette a interpretazioni. Così come i discorsi di parte italiana, sono stati generalmente aperti. Quello del presidente della Provincia Lamberto Gestri, quello del sindaco Roberto Cenni, quello del neo presidente degli industriali Andrea Cavicchi, quello del sindaco di Montemurlo Mauro Lorenzini che ha aperto gli interventi degli invitati dicendo «siamo un piccolo ma importante comune che ha a cuore l’integrazione e la collaborazione».
Il senso di tutte le parole è stato noi ci siamo, siamo disponibili. «Facciamo rete e siamo più incisivi, facciamo un progetto comune, lavoriamo insieme pratesi e cinesi di Prato», ha detto Gestri tessitore di un gran numero di rapporti con la comunità e con le autorità cinesi di Cina. «Le porte sono aperte», ha detto il sindaco Cenni non evidenziando, come fatto finora, i temi del rispetto delle regole ma soffermandosi di più sull’idea di conoscersi. E anche Cavicchi ha teso una mano dopo averlo fatto intendere con le scelte: Giammarco Piacenti, “costruttore di amicizia e affari con gli orientali” consigliere delegato ai rapporti con le comunità internazionali.
Tutto era stato preparato da un intervento dell’ambasciatore Attilio Massimo Iannucci. «Venite in Cina dalla porta principale. A Pechino troverete un’ambasciata pronta a supportarvi e venite insieme ai colleghi cinesi che aiuta. Sanno meglio come muoversi. Abbiamo due modi di ragionare diversi, ma possiamo incontrarci. La Cina è una grande opportunità sia andando in Cina sia quando vengono loro in Italia».
La console cinese a Firenze Zhou Yunqi seduta in prima fila col prefetto ha sorriso. E ha parlato. Un sorriso e parole che hanno come sciolto il gelo e la formalità di anni. «A Prato - ha detto - siamo impegnati perché si crei collaborazione tra le imprese locali e quelle dei cinesi». In sintesi ha chiesto ai suoi di fare un passo avanti. Anche loro.
E nella sala consiliare l’hanno fatto. Ha preso la parola il presidente dell’associazione di amicizia e poi la “palla” è passata alle seconde generazioni che hanno aperto un’autostrada. Il presidente di Associna Juni Bai ha parlato dell’esigenza di rapporti tra imprese corrette e rispettose delle regole mentre la chiusura è toccata a Marco Xu Qui Lin, il figlio di Giulini, l’imprenditore che più è stato citato ieri dall’ambasciatore e dalla console. Ventidue anni, studente di ingegneria a Firenze, ha esordito: «Possiamo collaborare. Provincia, Comune cosa facciamo?».
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