La manifestazione
Stefan, seicento lavoratori in rivolta
Lunedì a Prato, manifestazione contro la proprietà dei supermercati che paga gli stipendi a singhiozzo
PRATO. Stavolta fanno sul serio. Pagamento lumaca degli stipendi, ecco la goccia fa traboccare il vaso. Due le mensilità che mancherebbero all’appello nelle tasche dei lavoratori e delle lavoratrici pratesi di Stefan, secondo la Filcams Cgil: aprile e maggio. E non è poco, considerando la fatica della presenza in negozio anche di domenica. Se l’azienda poi paga con calma gli stipendi, come si fa sbarcare il lunario, tra bollette, spese per il mutuo e per la casa? Domande sollevate a gran voce dai dipendenti di Stefan spa che convergeranno a Prato lunedì 18 giugno per un presidio di protesta che (dalle 10 in poi) li vedrà giungere da tutta la Toscana, soprattutto dalle zone dell’Empolese, Pistoia e Firenze, ma anche da Livorno.
Uno sciopero per l’intera giornata proclamato dalle segreterie regionali di Filcams Cgil, Fisascat Cisl e UilTucs, in cui faranno la parte del leone molte commesse pratesi, una quarantina in tutto, mettendo insieme il personale dei punti di vendita del Cash & Carry di via delle Fonti, Stefan di piazza San Marco e quello di via Targetti. Il parcheggio proprio di fronte al Cash & Carry dietro la Questura diventerà così un crocevia di storie e condizioni comuni, con i lavoratori in agitazione.
«Prestazione lavorativa senza stipendio? No grazie!». «Con gli stipendi l’azienda è indietro di due mensilità anche se, a quanto ci è stato comunicato, a giorni dovrà avvenire il saldo dei compensi di aprile e maggio – spiega Alberto Santini, segretario provinciale della Filcams Cgil -. Ormai però siamo quasi a fine giugno. Ed è da marzo che i lavoratori ci riferiscono ritardi nei pagamenti. Il punto è che l’azienda non dà certezze sul proprio futuro». Sindacati e lavoratori sentono soffiare venti di crisi.
«A fronte di questi rinvii nel corrispondere i compensi ai lavoratori, ci chiediamo cosa Stefan intenda fare, se s’ipotizza la chiusura di alcuni punti vendita: siamo molto preoccupati».
A Prato il lavoro in questa catena che ha messo piede in città negli anni Novanta (una volta c’erano anche i punti vendita di via Ferrucci e via Viareggio) è declinato soprattutto in rosa. Tra le commesse ci sono mamme con famiglia che sulla puntualità di quello stipendio ci contano. Ma non finisce qui. Secondo quanto riferisce il sindacato, fino a marzo gli addetti lavoravano 7 giorni su 7, senza alcun riposo compensativo previsto per legge. Sul volantino, non a caso, le agguerrite commesse scrivono: «Abbiamo da pochissimo recuperato il diritto al riposo settimanale dopo aver lavorato tutti i giorni del mese». Dito puntato anche contro il regime delle aperture selvagge nei festivi (niente stacco nemmeno il primo Maggio). «La situazione dei lavoratori di Stefan - conclude Santini - è l’ennesima prova che, soprattutto su un territorio come quello pratese le aperture selvagge non servono a creare occupazione in più ma, anzi, a mettere in rischio i guadagni dei lavoratori che ricevono a singhiozzi gli stipendi». Da questo punto di vista, Stefan è stato un precursore dei tempi perché, ancor prima della ventata di liberalizzazione targata Monti, la catena alza la saracinesca ogni domenica (eccetto il negozio di piazza San Marco).
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