La manifestazione
Le guerre, ieri e oggi
Successo a Poggio alla Malva dell’iniziativa con Busoni
CARMIGNANO. «Per convincere qualcuno ad andare a fare la guerra ci vuole davvero una buona motivazione» non si stanca di ripetere lo storico militare pisano e collaboratore di Emergency, Paolo Busoni. La gente le guerre non vuole farle, ieri come oggi. Ma le fa: o meglio c'è chi manda gli altri a farle. Parte da qui la serata di lunedì a Poggio alla Malva. Un colloquio sulle guerre di ieri ed oggi – due storici, un partigiano ed un giornalista – sulla terrazza della casa del popolo di Poggio alla Malva che si affaccia sulla ferrovia lungo l'Arno dove, l'11 giugno 1944, quattro partigiani morirono facendo saltare in aria un treno tedesco carico di esplosivi. Fu un botto enorme. «Lo sentimmo da Luicciana e Cantagallo e capimmo subito che era esploso un treno» racconta Mauro Loreti, allora diciottenne partigiano di Narnali. Ma il treno che illuminò il cielo e scoperchiò i tetti non era sulla direttissima per Bologna, ma a Carmignano. Il paese ricorda quel sacrificio tutti gli anni. Stavolta l'idea, complice il gruppo Emergency di Prato, è stata quella di parlare anche delle guerre di oggi. Per Mauro, partigiano gappista a Prato dall'aprile al settembre del 1944, 'ragazzaccio' di 86 anni, scegliere da quale parte stare fu ovvio: i fascisti picchiavano il padre. Contro chi mai poteva combattere? «Oggi per arruolare un soldato si fa leva anche sulla tecnologia – spiega Busoni – I soldati diventano giocatori di un videogames: si prova a convincerli che si vince sempre. Ma nelle guerre sempre più tecnologiche e intelligenti, dove sempre più sono però le vittime civili (nove su dieci), c'è comunque ancora bisogno di tagliagole e poveracci che diventano carne da cannone, che dicono 'vado in Iraq o in Afghanistan' per un paio di anni e metto da parte qualche soldo». Ma non tutti se la cavano. Guerre diverse, ma uguali. Guerre per esportare democrazia e libertà? «“Solopropaganda – taglia corto il carrarino e pratese Giuseppe Gregori, l'altro storico della serata, presidente dell'associazione per il lavoro e la democrazia – La molla rimane l'economia». Ancora l'anno scorso si combattevano nel mondo trenta conflitti: 1.738 miliardi di dollari la spesa militare, astronomica. Un grande affare. C'è poi la perdita del fattore tempo. «In Afghanistan combattiamo da undici anni e nessuno se ne ricorda» dice il professore Busoni. Intanto si torna al 1944. Tocca a Mauro raccontare come si viveva da partigiano ai Faggi. Lo fa con il sorriso e l'ironia tipica toscana. Fa così anche nelle scuole. Ed è questa in fondo la speranza: parlare ai ragazzi della guerra (per non farla).
Walter Fortini
©RIPRODUZIONE RISERVATA
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