Sicurezza
Dentro la valigia del preside la città che non vuole mai mollare
Il professor Roberto Paganelli va in pensione, per 14 anni ha diretto l’istituto professionale Datini «La provincia ha conservato la sua dinamicità, nonostante la crisi, non è caotica e ci si lavora bene»
PRATO. Dopo quattordici anni alla direzione del professionale Datini, il preside Roberto Paganelli, va in pensione. Il suo mandato terminerà ufficialmente a settembre.
Il dirigente, ex professore di matematica, nella sua lunga carriera ha lavorato in numerosi istituti pratesi e fiorentini, manifestando sempre un grande interesse per le nuove tecnologie, i progetti interdisciplinari e gli scambi con l'estero.
In questi giorni il preside è alle prese con i suoi "ultimi" scrutini di fine anno.
Gli abbiamo fatto qualche domanda per ripercorrere con lui le principali tappe della sua carriera, per gran parte spesa nelle scuole del nostro territorio.
Quanti anni fa è arrivato a Prato?
«Quasi quarant'anni fa. Avevo fatto solo qualche supplenza a Firenze, quando ho avuto il ruolo come insegnante di matematica al Marconi, dove in seguito sono diventato anche vicepreside. Poi sono stato tre anni al Calamandrei a Sesto e la prima presidenza è arrivata al Rocco Chinnici sempre di Sesto Fiorentino. Poco dopo sono stato nominato dirigente al Keynes di Prato e al Newton di Scandicci; ancora due anni preside al Copernico e un anno al Keynes fino al professionale Datini, dove sono da quattordici anni».
In tutti questi anni non ha mai pensato di trasferirsi a Prato?
«No, sono sempre rimasto residente a Firenze, anche se ormai posso dire di conoscere molto bene Prato. E' una città che ha conservato la sua dinamicità, nonostante la crisi, e poi ho sempre avuto un ottimo rapporto con l'istituzione provinciale, che amministra gli istituti superiori. Prato è decisamente una città meno caotica e complessa di Firenze, ci si lavora bene».
Parliamo dell'istituto Datini. In questi anni come preside ha assistito a numerosi cambiamenti. Come trovò la scuola quattordici anni fa, quando ne prese la direzione?
«L'istituto allora funzionava perfettamente. Certo non è stato sempre tutto facile in questi anni, anche perché la popolazione scolastica del Datini, ormai è quasi raddoppiata con l'attivazione dell'indirizzo alberghiero. Quando arrivai c'era 1100 iscritti, oggi ne contiamo 1800 e siamo la scuola più numerosa del territorio»
E adesso che ci sono stati pesanti tagli e c'è stata la riforma dei professionali come si lavora nella scuola?
«Alcune criticità ci sono, ma io non parlerei di tagli- almeno per i professionali- piuttosto di programmi didattici. Mi spiego meglio: negli istituti professionali le percentuali di dispersione scolastica sono piuttosto alte. Per cercare di favorire la permanenza dei ragazzi a scuola, dovrebbero esserci più ore pratiche di laboratorio e meno teoria. Dieci materie teoriche sono tante e spesso non tutti i ragazzi ce la fanno ad avere tutte sufficienze. Anche quest'anno nelle prime classi la selezione sarà forte e si prevedono numerose bocciature».
Quali sono i ricordi più belli che la legano al Datini?
«La lista è lunga. Di sicuro lo stage in Tunisia, le Olimpiadi di Torino e tutti i riconoscimenti che abbiamo ottenuto con l'alberghiero e l'indirizzo grafico. Poi ci sono i colleghi e tutto il personale con cui ho lavorato in tutti questi anni».
Cambiamo argomento. In passato le è capitato di avere a che fare con episodi di spaccio. Il problema della droga nelle scuole è reale?
« Il Datini non è diverso dalle altre scuole. Un'alta percentuale di ragazzi tra i 15 e i 19 anni non fuma solo tabacco e questo è un dato purtroppo confermato. La scuola cerca di combattere e monitorare il fenomeno insieme agli enti sociali, con percorsi di prevenzione e d'informazione. Non mi sento certo un paladino in materia, quando ce ne è stato bisogno, ho fatto solo il mio dovere».
Ha già deciso cosa farà quando sarà in pensione?
«Non ne ho la più pallida idea. Di sicuro avrò più tempo per gli hobby, anche se penso di continuare a dedicarmi alla formazione».
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