Il Tirreno

Prato

La burocrazia nemica dei ragazzi con disabilità

di Alberto Vivarelli
La burocrazia nemica dei ragazzi con disabilità

La vicenda di una madre che chiede l’insegnante di sostegno al campo estivo «Vogliono l’Isee, una dichiarazione che per il sostegno non serve»

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PRATO. La signora Anna (il nome è di fantasia per tutelare la privacy del minore), ha un bambino di 10 anni che frequenta una scuola di Prato. Il bimbo soffre di una disabilità nella sfera dell’apprendimento. La mamma ha scelto di rinunciare al lavoro per prendersi cura di lui. Fino alla soglia della scuola, perché aldilà di quella soglia dovrebbero essere le istituzioni a sostituirsi ad Anna. Ma non sempre è così.

«Ogni giorno – racconta – devo lottare contro un sacco di enti: l’Inps per l’invalidità, l’Asl, la scuola per le ore e adesso anche il Comune».

La questione si riferisce ai campi estivi, veri e propri laboratori sparsi sul territorio, a disposizione dei bambini nel periodo delle vacanze. Il figlio di Anna ha sempre partecipato a questi campi senza trovare ostacoli. E nello svolgimento di queste attività, il bambino ha sempre avuto un insegnante di sostegno al suo fianco. Per il servizio, la signora Anna ha sempre pagato la retta del campo ma non quella dell’insegnante. Da quest’anno, le cose sono cambiate. L’amministrazione comunale ha infatti introdotto l’Isee, la dichiarazione sulla consistenza economica che le famiglie devono fornire per avere sgravi e contributi.

«È la prima volta e sono rimasta molto sorpresa – dice Anna -. Ho fatto la domanda per tre settimane di luglio. All’impiegata ho spiegato la situazione: non chiedo il rimborso per la frequenza al campus, la cui retta pagherò come ho sempre fatto, ho solo bisogno dell’insegnante di sostegno. Cosa c’entra l’Isee? Qui siamo in presenza di un diritto certificato dalle condizioni di mio figlio. Non ho assolutamente intenzione di presentare l’Isee perché nel mio caso è una richiesta illegittima».

La domanda deve essere presentata entro il 15 giugno (fino allo scorso anno era il 31 maggio), ma per conoscerne l’esito si dovrà attendere settembre. Un viaggio al buio di tre mesi, perché se alla fine la richiesta di contributo non venisse accolta, la famiglia dovrà pagare l’intero costo senza possibilità di scelta.

«A volte – confessa Anna – si ha la sensazione che coloro che ci troviamo di fronte non abbiano la minima idea di cosa stiamo parlando. In questo caso l’impiegata non sa nemmeno a cosa serve l’Isee. Il problema è che non ho scelta: solo quel tipo di campo va bene a mio figlio. Ma in Comune dicono che occorre valutare il numero di domande, come se i ragazzi con disabilità fossero tutti a Prato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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