Il Tirreno

Prato

a giudizio quattro necrofori

Tentata concussione al cimitero

PRATO. Quattro dipendenti della società che gestiva il cimitero di Calenzano sono stati rinviati a giudizio ieri con l’accusa di tentata concussione. L’episodio che ha dato origine al procedimento...

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PRATO. Quattro dipendenti della società che gestiva il cimitero di Calenzano sono stati rinviati a giudizio ieri con l’accusa di tentata concussione.

L’episodio che ha dato origine al procedimento penale risale all’aprile del 2008. I nipoti di un’anziana donna deceduta in quei giorni volevano tumulare la salma nello stesso loculo dove riposava il marito morto qualche anno prima e si rivolsero ai necrofori per un consiglio. I quattro dipendenti della società Gsc dissero che dipendeva tutto dallo stato di decomposizione della prima salma. Nella migliore delle ipotesi, i resti del marito sarebbero stati messi in un ossario e ci sarebbe stato posto per la bara della moglie. A un primo esame, aggiunsero i necrofori, sembrava che così non fosse. E avrebbero fatto ai parenti della morta una “proposta indecente”: se ci date 350 euro ci pensiamo noi a mettere a posto quei resti prima che arrivi il medico legale. I parenti della morta rifiutarono e successivamente il medico legale disse che era tutto a posto, nel senso che le due salme potevano stare nello stesso loculo.

Secondo il racconto dei familiari, però, i dipendenti della Gsc sarebbero tornati alla carica con la richiesta di pagamento di 350 euro, e così i nipoti della defunta chiamarono i carabinieri e iniziò un’indagine sulla presunta tentata concussione (in quanto i necrofori sono considerati esercenti un pubblico servizio).

Ora, a distanza di quattro anni, il caso è arrivato davanti al giudice dell’udienza preliminare, che ha rinviato a giudizio i quattro dipendenti, difesi da Giuseppe Bonfante, Matteo Ormi e Maria Letizia Amenti. Il processo inizierà il prossimo 15 ottobre. (p.n.)

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