Il Tirreno

Prato

Artisti cinesi protagonisti nella Turandot

di Valentina Ceccatelli
Artisti cinesi protagonisti nella Turandot

Presentato il programma della stagione operistica estiva al Castello dell’Imperatore anche Tosca e Boheme

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PRATO. Tre anni di opera al Castello dell'Imperatore, come tre sono gli enigmi di Turandot: il progetto “Opera da tre soldi” torna a portare la lirica in città, il 16 e 18 luglio alle 21,30. Le novità non sono solo rappresentate dal programma, che vedrà una prima parte in cui saranno eseguite le arie più belle di Tosca e Boheme, le due opere che hanno preceduto questa edizione, e una seconda parte in cui verrà rappresentato integralmente il terzo atto della Turandot e l'aria “In questa reggia”, conclusione del secondo atto: il 2012, per la prima volta, vedrà collaborare al progetto non solo la Provincia, ma anche la comunità cinese, e non solo con un contributo economico: «Turandot è la fiaba cinese di Puccini, quindi perché non coinvolgere la comunità cinese, così importante in città? - dice Anna Beltrame, assessore alla cultura del Comune di Prato - abbiamo quindi non solo sponsor cinesi, ma anche cantanti, musicisti e ballerini. Per Turandot, Liù avrà due interpreti: la prima sera Lucia Scialla, italiana, già vista come Mimì nella Boheme del 2011, la seconda sera Li Beibei, soprano cinese».

L'opera come ponte fra due mondi, quindi: «Siamo convinti che la cultura sia lo strumento fondamentale per favorire l'integrazione - dice il presidente della Provincia di Prato, Lamberto Gestri - l'obiettivo è quello di riuscire a rendere sempre più partecipe la comunità cinese alla vita cittadina».

Comunità cinese che ha risposto all'appello senza indugio: «Quando in Cina si parla di opera italiana, la prima che viene in mente è la Turandot, probabilmente anche per i riferimenti alla nostra cultura: Turandot è tratta da una favola cinede - spiega il viceconsole della Repubblica Popolare Cinese a Firenze, Wang Jian - la parola giusta, qui, è partecipazione: si dice che la comunità cinese sia molto chiusa, ma questo è un esempio conrcreto di vera vita comune nella città di Prato».

Come l'anno scorso, i ragazzi del liceo artistico Brunelleschi di Montemurlo, in collaborazione con lo studio dello stilista Riccardo Rami, si occuperanno dei costumi, mentre l'orchestra di 50 elementi sarà diretta da Carlomoreno Volpini.

«Avere artisti di due mondi diversi è splendido - spiega il maestro - l'orchestra sarà quella del Festival Puccini di Torre del Lago. Gli interpreti cinesi non cantano perché sono cinesi, cantano perché sono davvero bravi». «Questo è il punto di arrivo di tre anni di lavoro - conclude Goffredo Gori, regista - l'opera si può fare ovunque, ma farla al Castello è una tipicità tutta nostra: siamo orgogliosi di aver riportato la passione per la lirica a Prato».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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