Il Tirreno

Prato

«Unità e far partire la fase due»

di Cristina Orsini
«Unità e far partire la fase due»

Bugetti, segretaria Pd, butta acqua sul fuoco del dissenso: «Accetto le critiche costruttive»

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PRATO. La segretaria Pd all’indomani del secondo round della direzione, fa il punto della situazione. E getta acqua sul fuoco. «In un momento nel quale i partiti non godono di ottima salute è più che mai importante - dice Ilaria Bugetti - avere uno scatto e avviare una fase più stringente per riconquistare la fiducia». La fase 2, così la chiama Bugetti. «Le responsabilità che abbiamo di fronte sono grandi - aggiunge - si avverte disagio, per questo è importante un momento di rilancio che ci veda lavorare compatti e uniti».

In quale direzione?

«Sono tre i grandi obiettivi del Pd pratese: l’unità, ricostruire un progetto di città e riconquistare il Comune. Il metodo, ovviamente, è lavorare sulle questioni che abbiamo davanti. Come abbiamo fatto sempre in questo anno e mezzo. Mi vengono in mente due grandi battaglie: sull’aeroporto e la sfiducia al sindaco Cenni, temi sviscerati in direzione e sui quali è stata trovata l’unità di tutto il partito. Bisogna continuare su quella strada per farci riconoscere come forza responsabile che ha a cuore il destino della città e dei cittadini».

Temi forti?

«Progetti sul lavoro e avviare una campagna sul Piano strutturale. Gli approfondimenti li abbiamo già fatti in segreteria e col gruppo consiliare comunale. Poteva esser fatto con più coinvolgimento? Sicuramente sì, ma sono aperta a qualsiasi proposta. E comunque è necessario sfruttare la debolezza del centrodestra che ora è particolarmente diviso. Siamo riusciti a spaccarli sul raddoppio al Soccorso, la stessa cosa ora dobbiamo farla con il Piano strutturale».

Sull’ospedale?

«Il Comune si permette di attaccare la Regione ma evita accuratamente di usarla come interlocutore, perché fa comodo mantenere un Piano basato sulla rendita. Ma noi lo denunceremo con forza. E il prossimo appuntamento è il bilancio dove continueremo a dare battaglia».

Segretaria anche il Pd non appare proprio coeso.

«I mal di pancia, le camarille, le bizze su destini personali mi interessano poco. A me piace la critica costruttiva, anche interna, dove poi si esce più forti perché si è fatto un percorso».

Che giudizio dà sul documento dei Giovani democratici?

«Alcuni stimoli sono apprezzabili».

Quali?

«Un’opposizione più forte, l’invito a lavorare assieme. Sono temi che ho lanciato nella mia relazione introduttiva e che quindi mi sento di accogliere con favore. Altri ne aggiungerei».

Li dica.

«Discutere sul manifatturiero, sull’immigrazione ma soprattutto rilanciare il progetto Prato del presidente Rossi nel quale un’idea di città c’è. Il ruolo che il Pd è chiamato a svolgere è quello di collante tra le associazioni categoria, i sindacati, la città per ricostruire un nuovo patto che garantisca il futuro, certo per arrivare alle prossime elezioni ma soprattutto per governare questa difficile fase di crisi che non accenna a terminare».

La richiesta in direzione è stata esplicita: rinnovare profondamente gli organismi dirigenti. La accoglierà?

«Da una parte sì altra no. Ciuoffo ha detto chiaramente che in segreteria non entrerà ma si è reso disponibile a lavorare assieme. E io ci conto. Per quanto riguarda il resto e su come fare bè decideremo».

Ma lei ha anche una fronda interna alla sua maggioranza congressuale.

«Non voglio lavorare con chi ha mal di pancia o con chi fa giochini perché il Pd e la città non se li meritano. Le critiche però sono uno stimolo a lavorare più forte, io accetto il contributo di idee e se c’è chi vuole dare una mano ben venga: c’è bisogno di tutti, soprattutto dei giovani».

Segretaria lei quindi è pronta a governare il cambiamento?

«Certo, sono stata io a parlare di “fase 2”. Dobbiamo decidere come. Per me resta fondamenta il confronto, sono pronta anche a una campagna d’ascolto. Ma lo spirito deve essere quello della cena a Galciana con Bersani dove la basa ha risposto maniera enorme. Ed è un dato che ci deve far sperare e far stare a braccetto. Perché uniti ce la facciamo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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