La manifestazione
Sfrattati, vendono i mobili per un tetto
Con il ricavato, 2.500 euro, hanno comprato un vecchio camper. «Siamo precari, nessuno ci dà una casa in affitto»
PRATO. Da ieri vivono in un camper datato 1981. Vecchio, comprato giusto per avere un riparo notturno. E trasformato in una nuova casa “itinerante” su quattro ruote. Non si parla di nomadi o zingari.
Loro sono una coppia di marito e moglie che due giorni fa hanno dovuto restituire le chiavi dell’appartamento di via Tirso, alla Chiesanuova, alla proprietaria. Che voleva rientrare in possesso dell’immobile alla naturale scadenza del contratto di locazione nella formula 4+4 (ottobre 2011). Sfrattati dal loro focolare domestico, per le legittime esigenze della proprietaria.
Da ottobre in poi però la precarietà e la difficoltà economica sono piovute addosso come un macigno alla coppia senza figli. E così alla fine, Anna Maria e Massimo Misseri, si sono sbarazzati dei propri mobili che hanno messo in vendita, recuperando una somma di 2.500 euro. Con quel denaro hanno comprato un camper a tre vani. Piccolo e troppo scomodo per diventare la loro nuova casa. Soprattutto se di mezzo c’è un’invalidità del 70%, quella di Anna Maria, senza un rene e malata di asma bronchiale, ora con la prospettiva di dover riposare in un freddo e squallido camper. La storia di questi due coniugi quarantenni di origine siciliana, lui con un lavoro come dipendente pasticcere e con uno stipendio da mille euro al mese (ma il contratto scade a luglio), offre l’ennesimo spaccato di disagio sociale ed economico in città.
«Alla scadenza dell’affitto, nell’ottobre 2011, dovevamo andarcene: non c’era morosità. Nel frattempo – racconta Anna Maria - mio marito aveva problemi di lavoro non riscuotendo più lo stipendio puntualmente. Abbiamo chiesto un aiuto all’assistente sociale del Comune che poteva venirci incontro pagando una bolletta. Ma quelle, le bollette, le abbiamo saldato tutte. Abbiamo stretto la cinghia, mangiando pasta due volte al giorno per risparmiare sulla spesa. Il problema è la casa».
L’alloggio popolare è un miraggio: la 909esima posizione su cui si collocano i coniugi Misseri rispetto all’ultima graduatoria comunale di assegnazione, fa ben poco sperare. E quando hanno provato a guardarsi in giro per tornare in affitto, hanno subito uno stop da parte delle agenzie immobiliari che, prima di stipulare un contratto di locazione, hanno chiesto loro la busta paga doppia, quella di marito e moglie. «Io non ce l’ho. Non mi è riuscito trovare un lavoro nonostante sia iscritta alle liste del collocamento obbligatorio per via della mia invalidità – lamenta Anna Maria -. E presto, oltretutto, a mio marito scadrà il contratto. Chiediamo un aiuto a chi può metterci a disposizione un immobile a una cifra ragionevole».
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