Il Tirreno

Prato

Una scossa e poi è scoppiato il finimondo

di Alessandro Pattume
Una scossa e poi è scoppiato il finimondo

Il responsabile della Protezione civile Sergio Brachi è in questi giorni è a San Possidonio, uno dei paesi emiliani più colpiti

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PRATO. Sono le ottanta mamme di San Possidonio (Modena) che chiedono informazioni dei loro figli l'immagine più toccante che Sergio Brachi, responsabile enti locali del campo regionale della protezione civile, si porterà dietro quando tornerà a Prato. Quelle che dopo la scossa che ieri mattina è tornata a sconvolgere l'Emilia , hanno assediato i volontari del campo per sapere cosa ne era dei loro figli appena rientrati a scuola. Brachi, 50 anni, la racconta così: «Sono arrivate tutte insieme in preda al panico, ottanta mamme che chiedevano all'unisono qualche informazione sui loro figli e sulla scuola dove erano tornati stamani (ieri ndr) - racconta - Per fortuna ai bambini e alla scuola non è successo niente, ma il panico, in queste situazioni, è il problema più grande di tutti».

Sono le 9 di ieri mattina, quando le tenda della segreteria comincia a tremare e i computer e le stampanti si rovesciano a terra. Brachi, seduto alla scrivania, doveva tornare a Prato proprio ieri mattina: è rimasto. E quello che racconta sono i trenta minuti che hanno seguito la prima delle tre scosse (5.8 sulla scala Richter) che ieri mattina sono tornate a colpire l'Emilia. Scene di panico e di sofferenza e anche di grande professionalità. «E' stata una scossa così forte che sono saltate anche le nostre comunicazioni satellitari e per capire cosa era successo ci abbiamo messo un po'». Una scossa che ha sorpreso tutti all'inizio del giorno, anche al campo allestito nei giorni scorsi dalla Regione a 700 metri dal centro di San Possidonio, quattromila anime a 4 chilometri da Mirandola (Modena). Un quarto d'ora, poi è scoppiato il finimondo. Il campo della Protezione Civile, unico punto di riferimento della zona, è stato letteralmente preso d'assalto. «Davanti la nostro campo ci sono alcune villette che hanno resistito al terremoto di una settimana fa- racconta Brachi - Dopo la scossa i loro abitanti si sono riversati fuori, in strada, e sono corsi da noi».

Poi sono cominciati ad arrivare gli abitanti di San Possidonio, feriti o solo spaventati, a piedi o in auto. Trenta minuti di panico. «I volontari della Croce Rossa sono stati straordinari - racconta Brachi - Hanno fatto in velocità 60 triage, aiutati anche da due medici mandati dal sindaco del posto: lesioni e fratture, tanta paura, e tre viaggi in ospedale. E siamo andati avanti così, tanto che le altre due scosse hanno trovato tutti fuori e non hanno sorpreso nessuno». Del paese di San Possidonio, dopo le tre scosse di ieri, è rimasto poco: «Le case più vecchie e il municipio erano già lesionate e il campanile crollato - conclude Brachi - Le nuove scosse hanno finito per far male anche ai negozi e ai capannoni».

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