Il Tirreno

Prato

Il negozio sotto casa a rischio estinzione

di Maria Lardara
Il negozio sotto casa a rischio estinzione

Unione commercianti: «Oltre alla crisi ci mette in ginocchio anche l’apertura domenicale della grande distribuzione»

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PRATO. Lunga vita al negozio sotto casa. È la rivincita del fruttivendolo o del macellaio, del salumiere come del fornaio. Piccoli ma sempre preziosi per la massaia attenta alla qualità. Sono le botteghe alimentari del centro storico e della periferia, quelle che barcollano ma non mollano. L’ultima batosta accusata è stata inflitta dalla grande distribuzione, con i supermercati a marchio Conad, Pam, Esselunga e ora anche Coop che ormai non fanno più pausa di domenica. Il regime della concorrenza e delle aperture selvagge ha reso i bottegai ancora più indifesi. «Per noi alimentaristi ormai è sparito il sabato e il lunedì è un giorno morto. Non potrebbe essere altrimenti, se i pratesi vanno a fare la spesa nei supermercati di domenica. Le famiglie acquistano meno che in passato e la diminuzione dei consumi alimentari è tale che anche la grande distribuzione è corsa ai ripari con iniziative di aperture straordinarie che danneggiano ulteriormente i negozi di vicinato».

E’ un grido di dolore quello che farà risuonare oggi il presidente della Fida Confcommercio di Prato, Marco Matteucci, la Federazione italiana dettaglianti dell’alimentazione. L’occasione è data dal Forum sul dettaglio alimentare in programma per oggi alle 15 a palazzo Banci Buonamici, alla presenza del presidente nazionale di Fida Confcommercio Dino Abbascià, amministratori locali e dirigenti della Regione. Intanto gli esercenti pratesi escono allo scoperto e dalle quattro mura di bottega per far sentire la loro voce e fare il punto della situazione del loro comparto. «Non c’interessa chiedere a chi governa il nostro territorio di agevolarci nella viabilità come fanno invece le catene della grande distribuzione e i centri commerciali. Vogliamo più parità di trattamento – auspica Matteucci -. Prendiamo le sagre, ad esempio, che così tanto proliferano dalle nostre parti in nome di un presunto prodotto locale da valorizzare. L’ultima volta è stata organizzata nella nostra provincia una sagra della castagna quando le nostre castagne erano le prime a scarseggiare. Se la gente spende per mangiare alla sagra ci sottrae una fetta d’indotto. Non c’è parità di trattamento fiscale fra i negozi e gli organizzatori delle sagre». Dente avvelenato anche contro mercati e mercatini del gusto che si affollano in centro e in piazza Duomo. «A fronte di una bassa domanda di consumo, l’offerta alimentare è esplosa – fa notare il direttore dell’Unione commercianti Gianluca Niccolai -. I negozi di vicinato sono la sentinella nei quartieri, hanno una funzione sociale utile contro il degrado. Alla deregulation si aggiunge ora la minaccia della scure paurosa dell’aumento di Iva».

Quasi 200 i negozi associati alla Fida Confcommercio, per lo più attività a conduzione familiare. «Le piccole botteghe stanno andando avanti fino allo stento grazie ai sacrifici delle famiglie – riprende Matteucci -. Anche noi confidiamo che il tessile riparta per riportare un po’ di soldi nelle tasche dei consumatori. Abbiamo l’enogastronomia tra le nostre vette d’eccellenza. Ma non facciamone una massa indistinta». Il Forum sul dettaglio alimentare non poteva non avere un gustoso finale: in programma per le 18 al giardino Banci Buonamici è un aperitivo per tutti i partecipanti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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