Il Tirreno

Prato

I capannoni dei macrolotti meno a rischio

L’ingegnere Spinelli: «I nostri fabbricati sono già antisismici dal 1985, quelli emiliani solo dal 2005»

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PRATO. I capannoni trasformati in macerie. Alcune delle immagini più tremende degli effetti dei terremoti che stanno colpendo l'Emilia ha come protagonisti proprio i luoghi di lavoro, capannoni industriali le cui macerie, in tv, su internet o sui giornali, non possono che colpire l'immaginario collettivo dei pratesi. Fino a chiedersi cosa ne sarebbe dei macrolotti pratesi e della zona industriale di Oste e di tutti gli altri capannoni se anche Prato venisse colpita da un terremoto simile a quello di Modena e zona limitrofe.

«Probabilmente i danni sarebbero meno ingenti e anche meno estesi» spiega Paolo Spinelli, presidente dell'ordine degli ingegneri pratesi. «Il problema - prosegue - E' che l'Emilia Romangna è stata dichiarata zona sismica solo nel 2005 e quindi solo da quell'anno in poi sono state adottate le norme di costruzione antisismiche. I capannoni e le case pratesi devono invece rispondere a precise norme antisismiche dal 1985 - continua - Quindi, su tutto quello che si è costruito dalla metà degli anni Ottanta possiamo avere qualche certezza in più». Certezze di danni minimi e di crolli evitati. E una gran quantità di capannoni pratesi al sicuro, insomma.

Stesso discorso, anche se un po' più complicato, per i centri urbani. Perchè i centri storici sono sempre le zone più fragili e quindi più colpite dai terremoti. Anche qui, però, ci vuole cautela. «Non ci sono certezze che capannoni o edifici in generale costruiti prima dell'adozione delle norme antisismiche debbano per forza subire lesioni importanti - spiega infatti Paolo Spinelli - Dipende da molti fattori: dal tipo di costruzione, da come è stata costruita e dai materiali usati per la costruzione». E a proposito di materiali per le costruzioni, Andrea Fiaschi di Prato Ricerche spiega una cosa molto semplice ma che forse non tutti hanno ben chiara.

«Un terremoto come quello di stamani (ieri ndr) in Emilia in Giappone, per esempio, non avrebbe fatto il minimo danno. E questo ci dice e ci deve dire una cosa molto importante su come affrontare i terremoti - continua - Se si costruiscono gli edifici come si deve, impiegando materiali adeguati e secondo le più recenti tecniche antisismiche, i terremoti farebbero molto meno male».

(a.p.)

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