Italia
Cresce in città la povertà nascosta
Una cinquantina di pensionati pratesi i nuovi ospiti della mensa “Giorgio La Pira”. In un anno pasti raddoppiati
PRATO. Arrivano a testa bassa, si mettono in fila e senza dire una parola si vanno a sedere alle lunghe tavolate della mensa dei poveri “Giorgio La Pira”. Sono una cinquantina di pensionati pratesi che tutti i giorni arrivano in via del Carmine per consumare un pasto come si deve. Una piccola e silenziosa compagnia nell'esercito multietnico di uomini che a Prato, nel 2012, non riesce a rialzarsi dalle difficoltà. Impiegati, operai e commercianti: nonni appartenenti alla classe media che dopo aver lavorato una vita ed essere rimasti soli, «non hanno i soldi per la spesa di tutti i giorni» racconta don Marco Natali, che da tre anni officia in San Bartolomeo ed è responsabile della mensa dei poveri. I pensionati pratesi in difficoltà arrivano in via del Carmine dopo essere passati dai servizi sociali. È cominciato tutto un anno fa.
«Nel giro di dodici mesi i pasti serviti a pranzo dalla mensa dei poveri sono praticamente raddoppiati - spiega Natali - Prima c'erano una media di 80 persone mentre adesso, con la cinquantina di pensionati pratesi, arriviamo a 150 con frequenti punte di 180 coperti ogni giorno».
È il tabellino dell'indigenza vera, quella raccontata da Natali: l'indigenza che tutti i giorni cerchiamo di non vedere lungo le strade pratesi e che se fino a poco tempo fa coinvolgeva soprattutto extracomunitari, adesso s'estende anche a chi a Prato c'è nato e ci ha lavorato. Proprio per questo motivo, il gruppo di pensionati che frequenta la mensa "La Pira" rimane una specie di categoria a parte. Di settantenni che ormai cercano solo di sopravvivere.
«Noi non facciamo domande dirette però siamo sempre disponibili all'ascolto - racconta don Natali - Dopo una vita di lavoro, magari per vicende familiari complicate o per altri problemi economici, a questi pratesi è rimasta solo la casa. La pensione ce l'hanno ma è una pensione che non li rende più autosufficienti e così c'è chi sceglie i buoni per il banco alimentare e chi invece sceglie di venire da noi perché qui sa di poter fare un buon pasto tutti i giorni».
La mensa dei poveri accoglie ogni giorno tipi completamente diversi di povertà. Dagli extracomunitari africani agli spiantati italiani fino ai cinesi che perso il lavoro vengono estromessi dalla comunità, anche se sono donne e si portano dietro i propri figli piccoli. Per tutti loro c'è un pasto caldo e, se vogliono, qualche parola d'aiuto. Il caso dei settantenni pratesi è ancora diverso.
«È diverso fin dall'inizio - conferma Natali - Per i primi due mesi non rivolgono parola a nessuno: si vergognano, si sentono umiliati e oltre al pasto, queste persone hanno bisogno soprattutto di un momento di umanità. E vorremmo far capire loro che frequentare la mensa dev'essere una cosa non da tenere nascosta ma di cui essere fieri».
Lo stato delle cose, secondo Natali, dev'essere portato alla luce del sole e guardato dritto negli occhi.
«Ora più che mai abbiamo a che fare con povertà di tutti i tipi, figlie di cambiamenti allarmanti che non possono essere ignorati - dice - Fino a qualche anno fa c'era la categoria ben definita del povero a cui, negli ultimi tempi, s'è aggiunta quella degli impoveriti. E questa è una categoria enorme, ben più grande di come invece viene percepita tutti i giorni».
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