Studenti “partigiani” Una sezione Anpi dentro l’università
Sabrina, Tommaso e Luigi: tre giovani spiegano perché è importante ancora credere nei valori della Resistenza
di Maria Lardara
PRATO
Sabrina ha 21 anni e da due tiene nel portafoglio la tessera dell'Anpi, la sezione pratese. Idem per Tommaso e Luigi, 24 e 26 anni. Poi c'è Leonardo, 35 anni, ricercatore universitario al Pin di professione e fondatore di RadioSpin.
E' il loro segno distintivo, prima dell'età: questi giovani sono tutti universitari. E anche "partigiani" di seconda, terza generazione. Anche senza mai aver visto la guerra. Oggi, molti dei pratesi che ne portano ancora le ferite e sentono ancora lo slancio ideale della Resistenza, hanno rughe e capelli bianchi. Ma anche tanti valori e ideali da trasmettere, un patrimonio di cui una trentina di giovani pratesi ha deciso di fare tesoro, tanto da fondare una sezione universitaria dell'Anpi (Associazione nazionale dei partigiani), la quinta in città. L'hanno intitolata, non a caso, a Ofelia Giugni, memorabile figura della staffetta partigiana della brigata Buricchi scomparsa nel 2001.
L'impennata di iscrizioni giovanili nell'Anpi non è certo un fenomeno nuovo a Prato. "Abbiamo voluto "strutturare" meglio questa nostra presenza, raccogliendo un spunto che c'è arrivato dai veterani iscritti all'Anpi, a partire dal presidente Ennio Saccenti e da Roberto Lugli", raccontano Sabrina, Tommaso e Luigi. Un entusiasmo tale da mettere in piedi, circa un mese fa, una sezione ad hoc che ha nel dna i valori della Resistenza e della Liberazione per spargerne i semi anche tra i corridoi universitari (i giovani sono quasi tutti studenti tra Firenze e Prato).
I ragazzi della sezione "Ofelia Giugni" (che hanno già sfilato durante le commemorazioni del 25 aprile scorso), hanno già avuto un colloquio con il presidente del Pin Maurizio Fioravanti che ha manifestato disponibilità a collaborare con le loro iniziative. Manca per il momento solo uno spazio fisico dove riunirsi (per ora si appoggiano alla sede provinciale di piazza San Marco), la cui inaugurazione dovrebbe avvenire prima di settembre.
«Vorrei che tra i giovani si creasse più consapevolezza di ciò che fu l'antifascismo, con uno stimolo a conoscere e comprendere meglio i fatti prima di schierarsi, al di là di ogni colore politico. Siamo una generazione che si pone troppe poche domande». Le parole di Sabrina Salti sono quelle di una giovanissima che studia sui banchi di Giurisprudenza a Firenze e tanto deve a Ennio Saccenti. «Per noi ragazzi è come una guida spirituale, la voce dell'esperienza insieme alle altre persone che lavorano dentro l'Anpi».
Luigi Ulli e Tommaso Chiti, il primo agli sgoccioli con la tesi in Ingegneria dell'automazione e il secondo studente di Scienze politiche, guardano oltre l'aspetto commemorativo. «Che è indispensabile e rimane il punto di partenza. Ma - dicono - dalla storia dobbiamo passare all'attualità, dove tanti "fascismi" e oppressioni si annidano. Vengono in mente le conquiste della democrazia e della libertà, ai diritti sanciti dalla Costituzione. Essere antifascisti oggi significa difendere tutto questo. Siamo portatori di una memoria storica preziosa, un messaggio che va costantemente riattualizzato. Pensiamo alle conseguenze della crisi economica di oggi: in Grecia ha portato a un risveglio delle ideologie naziste». Mentre i giovani "partigiani" si stanno dando da fare per organizzare una delegazione pratese in vista della festa nazionale dell'Anpi a Marzabotto (in programma a metà giugno), Sabrina non dimentica che quest'anno la canzone partigiana "Bella Ciao" non sia stata suonata durante la cerimonia ufficiale del 25 aprile. «Un errore, quelle note si dovevano sentire». Chiti e Ulli invece puntano il dito contro la giunta Cenni. «In città serpeggiano sentimenti di razzismo e, sul piano politico, si cavalcano certi movimenti. L'anno scorso un consigliere eletto in una circoscrizione voleva persino brindare a Hitler».
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