Sicurezza
Tre banditi di lungo corso e uno alle prime armi
Ecco chi sono gli arrestati per il colpo alla Popolare di Vicenza della Castellina Il meno esperto ha problemi economici. L’altro aveva 2.000 euro nelle mutande
PRATO. Tre rapinatori di lungo corso e un bandito improvvisato. Questo il quartetto che martedì pomeriggio ha dato l’assalto alla filiale della Banca popolare di Vicenza alla Castellina per poi trovare i carabinieri di Montemurlo e Vaiano ad attenderli all’uscita.
Nel gruppetto spicca la figura di Salvatore Maniscalco, 52 anni, residente in città, il più maturo dei quattro e l’unico ad avere una fedina penale immacolata. Probabilmente non è un caso che sia stato proprio lui a perdere il controllo e a ferire a una mano il direttore della filiale con un trincetto (sembrava una ferita lieve, ma è stato interessato un tendine e il direttore ne avrà per 30 giorni). Maniscalco, ex muratore ora disoccupato, è l’intruso del gruppo perché non è un rapinatore di professione. E non è certo un caso che sia stato sempre lui a pronunciare quella frase riferita da una testimone: «Tranquilli, non ce l’abbiamo con voi, ce l’abbiamo con lo Stato». Il suo difensore Luigi Caforio non ha ancora avuto il tempo di parlarci, ma lo descrivono come un uomo in difficoltà. Da poco separato dalla moglie, senza lavoro, con problemi economici. E’ per questo che forse ce l’ha con lo Stato. Gli altri tre hanno storie di ordinaria criminalità. Daniele Cannavò, difeso da Barbara Mercuri, ha 33 anni e anche lui vive in città. Ha qualche precedente specifico e soprattutto quando sono andati a perquisire la sua abitazione hanno trovato un paio di pistole scacciacani modificate, un teaser (che serve a dare la scossa), fascette di plastica, numerosi telefoni cellulari, uno sfollagente telescopico, una parrucca e diversi passamontagna. Insomma tutto l’armamentario per fare le rapine. Bisogna usare il plurale perché nessuno tra gli investigatori crede che i quattro volessero limitarsi a un solo colpo.
I due palermitani venuti in trasferta non avrebbero ripreso nemmeno le spese. Si tratta di Salvatore Montagna, 43 anni, e Giuseppe Paterna, di 49.
Uno dei quattro, ha spiegato ieri il capitano Giansaverio Alfieri, comandante della Compagnia dei carabinieri, è stato trovato con 2.140 euro in contanti nascosti nelle mutande. Probabilmente frutto di un altro reato che non è stato ancora scoperto, mentre a casa di Cannavò è stata trovata anche un po’ di hashish e marijuana, oltre a una carta d’identità falsificata (per questo la convivente è stata denunciata a piede libero).
A carico del palermitano Salvatore Montagna è emerso un ordine di carcerazione ancora pendente (per un totale di un anno e otto mesi) emesso dalla Procura di Mantova per una rapina in banca compiuta il 2 dicembre 2008 a Gonzaga.
I carabinieri seguivano Cannavò e Maniscalco già da qualche giorno, sospettando che potessero fare una rapina. Intuizione confermata dai fatti. «Non potevamo entrare in banca durante il colpo - ha spiegato il capitano Alfieri - perché avremmo rischiato di complicare la situazione». Oggi i quattro fermati compariranno davanti al giudice per le indagini preliminari nell’udienza di convalida del fermo.
Paolo Nencioni
GUARDA IL VIDEO DELL’ARRESTO
DEI RAPINATORI
WWW.ILTIRRENO.IT
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
