Il Tirreno

Prato

«Pd, cambio di passo con un laboratorio aperto alla città»

di Cristina Orsini

Enrico Giardi: «Ci vuole una cabina di regia per scrivere insieme alla gente il nuovo programma». Oggi la direzione

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PRATO. Tornare su piazza. Riconnettersi con i problemi della gente, da quelli piccoli, quotidiani, ai grandi temi.

Il Partito democratico, dopo un paio di anni sonnolenti, rifà sentire la propria voce per chiedere una nuova stagione politica. La lettera raccomandata è indirizzata alla segretaria Ilaria Bugetti, il mittente è il consigliere comunale, ex assessore, imprenditore, Enrico Giardi. Ma evidentemente non solo lui.

«C’è bisogno - dice - di una gestione unitaria del partito che ancora manca . L’esito dello scorse amministrative l’ha detto a chiare lettere. E noi questo messaggio abbiamo il dovere di ascoltarlo con serietà e responsabilità».

Facendo cosa?

«E’ urgente, perché il tempo è poco e la fase molto difficile, aprire quello che io definirei un laboratorio di idee dove protagonista deve essere la città, nel suo insieme, con tutti i suoi problemi e le sue esigenze. Un luogo dove confrontare le questioni, per elaborarle e alla fine del percorso arrivare ad un progetto. Che sarà, certamente, la base programmatica con la quale affrontare la tornata delle amministrative del 2014».

Il Pd torna a fare opposizione?

«Deve. Perché questa amministrazione non è stata in grado di dare alcuna risposta alla città ma non è nemmeno stata in grado di attivare un lavoro politico a livello nazionale che accendesse l’attenzione su Prato. Un fallimento, direi, totale. E nessuna risposta ci sarà nemmeno nel prossimo bilancio che tra non so quando la maggioranza di centrodestra approverà».

Solo colpa del centrodestra?

«Purtroppo no. Il centrosinistra deve aprirsi, riannodare rapporti e relazioni profonde con la città».

Che sono mancate negli ultimi anni, effettivamente. Il motivo?

«Ci siamo chiusi. Per questo è urgente una riorganizzazione interna. Il laboratorio appunto, che non deve avere paracaduti di natura politica, aperto alla città ma anche a tutto il centrosinistra, senza steccati. Me lo immagino come un movimento fecondo e innovativo dove i personalismi e le vecchie ruggini finalmente vengono messe da parte e orchestrato da una nuova cabina di regia».

Chi vede nella cabina di regia?

«Sono convinto che spetti alla segretaria farsi interprete di quelle che sono le esigenze nuove della città e del partito; raccogliere le sollecitazioni e concorrere a formare un nuovo gruppo dirigente che a sua volta si faccia portavoce del progetto condiviso che dal laboratorio nascerà. Rinnovare non rottamare».

Temi?

«Siamo in fase di approvazione del piano strutturale: uno strumento assolutamente leggero per quanto concerne la parte pubblica, ma pesante su determinati progetti di privati. Perché, attraverso una riflessione, non provare ad invertire il risultato finale? Altra questione: mi appassiona la discussione del futuro dell’area ospedaliera . Ma la trasformazione di quell’area perderà senso senza una visione complessiva e composita dell’intero sistema all’interno del quale andrà a collocarsi».

Delle nomine Consiag che mi dice?

«Dico che mi trovo d’accordo con la proposta di Massimo Carlesi dell’amministratore unico. Ma faccio un passo in più e mi spingo fino alla holding finanziaria multiutility. Ovvero. mantenere un cda nella casa madre, Consiag spa, che però acquisisce le quote delle altre partecipate, Asm piuttosto che Sori, quelle sì governate da un amministratore unico che siede nel cda della holding e con gli indirizzi dettati e dall’assemblea dei soci».

Giardi mi risulta che per questa sera sia stata convocata una direzione Pd. I problemi dei quali ha parlato verranno affrontati?

«Auspico che il partito si muova in questo senso e che si manifesti la volontà di un cambiamento di passo».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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