Il Tirreno

Prato

Salvate 115 operaie della Golden Lady

Salvate 115 operaie della Golden Lady

Accordo della Newtrade con il Ministero e la Regione Abruzzo. «Avevamo presentato il nostro progetto anche in Toscana»

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di Ilenia Reali

PRATO. Ci sono ancora storie che hanno un lieto fine. A Prato anche quello che sembra da buttare, da sempre, si ricicla. Gli abiti che non si indossano più diventano altro. Accadeva quando il mondo sembrava non curarsene. Accade ancora oggi. E proprio prendendo spunto da quello che è il loro lavoro Nico e Franco Cozzolino, due fratelli di 35 e 40 anni, hanno deciso di offrirsi per riciclare. Questa volta non abiti usati ma un’azienda.

Il Ministero per lo sviluppo economico li ha ascoltati e oggi sono diventati coloro che insieme a un’altra azienda di calzature daranno nuova vita alla “Golden Lady”, o meglio, a una parte degli stabilimenti e delle lavoratrici della notissima azienda di calze e intimo che ha delocalizzato il lavoro dello stabilimento di Gissy in Abruzzo.

«Il lavoro - racconta Nico Cozzolino - per noi sta andando ben. Quando c’è crisi il mercato degli abiti usati va bene. E’ così. E’ ciclico. Noi abbiamo un’azienda a Prato con 25 dipendenti e ne abbiamo comprata una anche in Ucraina. Avevamo però un problema: gli stracci sono legati spesso alla Camorra e non sempre è automatico riuscire ad avere il servizio. Noi volevamo fare le cose perbene ed era complicato: abbiamo quindi avuto un’idea».

Ecco che da Prato è partita una richiesta per la Regione Toscana: un progetto dove i due fratelli, titolari della Newtrade, offrivano la disponibilità a rilevare manodopera di aziende in difficoltà in cambio però del recupero degli abiti usati. Una proposta che non ha avuto risposta.

«Ignorati dalla Regione - raccontano - abbiamo deciso di mandare il progetto al Ministero e qui ci hanno risposto subito. A Roma abbiamo incontrato direttamente il sottosegretario e il ministro Passera. Era tre mesi fa».

Dopo quello che sembrava un mezzo miracolo tutto è andato avanti alla velocità della luce: il Ministero li ha indirizzati verso il caso Golden lady e qui, con la Regione Abruzzo, è stato firmato l’accordo grazie anche agli avvocati che hanno seguito la vicenda Gabriele Paloscia e Tommaso Rolfo.

«Ci hanno affidato 10.000 metri quadrati dello stabilimento della Golden lady più 7mila metri quadrati di piazzale e il monopolio del ritiro degli abiti usati nei cassonetti e nel porta a porta in Abruzzo. In cambio noi abbiamo assunto 115 dipendenti, l’80 per cento donne, che lavoravano alla Golden lady. Per noi divideranno gli abiti usati che in parte vengono rivenduti nei negozi vintage. Un piano che andrà in porto velocemente anche perché le dipendenti non dovranno fare neppure un giorno di cassa integrazione».

Una storia che ha dell’incredibile se si pensa alle complicazioni che in Toscana stanno avendo i rilanci di aziende importantissime per le realtà in cui operano.

Ma la storia non è finita. «In una parte dello stabilimento saranno aperti anche tre negozi: uno della Golden lady che ha comunque ancora uno stabilimento in Abruzzo, uno del gruppo Del Gatto, la società di calzature che ha ripreso l’altra parte del personale e del magazzino, e un negozio di vintage dell’azienda pratese».

«Raccontiamo questa storia - concludono i due imprenditori - perché noi per primi siamo rimasti stupide dell’efficienza del Ministero e della disponibilità della Regione Abruzzo».

E vissero tutti felici e contenti.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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