Finanza
La “volata” del Piano strutturale
Oggi passa in commissione, il 31 in consiglio per l’adozione. Tutte le novità della “carta” urbanistica della città
PRATO. Volata finale del piano strutturale che dopo due sedute in commissione urbanistica (la prima ieri, l’altra oggi) arriverà in consiglio per l’adozione il 31 maggio. Accompagnato dalla critiche sul metodo «poco partecipativo e eccessivamente frettoloso» del centrosinistra, Pd e Idv.
La chiosa spetta all’assessore all’urbanistica Gianni Cenni: «Il piano strutturale non può essere la panacea di tutti i mali, soprattutto in questa fase, deve invece essere uno strumento non rigido ma estremamente flessibile in grado di accompagnare lo sviluppo della città».
La filosofia. Commissione urbanistica delle “grandi occasioni”: presente tutto lo staff tecnico che il piano strutturale in questi anni ha composto pezzo dopo pezzo: tra gli altri il progettista Gianfranco Gorelli, Luisa Garassino, il dirigente Francesco Caporaso. Presenti anche tutti i commissari a partire dal presidente Emanuele Berselli.
E’ Gorelli a precisare le linee di sviluppo del piano, una sorta di “filosofia” dell’uso o meglio del “non uso” del territorio che fissa limiti invalicabili nello statuto (modificabili solo con un nuovo strumento urbanistico) e anche questa è una novità: «Il consumo di suolo a Prato - ha affermato Gorelli - è stato consistente (quasi il 50% di edificato ndr) nei decenni passati. Lo statuto indica nel suolo un bene da tutelare». Ed è il primo punto fermo del piano che si riflette come in uno specchio sulle previsioni di dimensionamento della città dell’arco - minimo - di una ventina di anni.
Due le direttrici individuate dall’Ufficio di piano per garantire il minor uso possibile del territorio «ma in una realtà - ha precisato Gorelli - quella di Prato che però continua a crescere»: l’individuazione attraverso studi complessi della percentuale di nuovo suolo (agricolo) da consumare e la percentuale delle rigenerazioni da fare: «Aree - ha spiegato Gorelli - da riattivare attraverso un cambio di destinazione d’uso».
I numeri. Nel primo caso il nuovo consumo di suolo è stato fissato in 140 ettari: «Si tratta - ha spiegato Gorelli - del 2,5% della superficie totale agricola, percentuale che rappresenta il massimo sostenibile di suo proiettato per tutta la durata del Piano». Quota che però lo statuto dimezza portandola all’1,25%, in quanto la metà dei coefficienti di edificabilità che insistono sulle specifiche aree dovrà tornare, scritto nero su bianco nella convenzione, in mano pubblica. Se di cementificazione si parlerà, quindi, riguarderà 70 ettari totali. Di questi 70 ettari, in fase di riscrittura del regolamento edilizio, se ne potranno usare nei primo 5 anni solo il 30%: 21 ettari. Gorelli ha anche auspicato che «le nuove edificazioni vadano a incrementare il tessuto produttivo della città. Sarebbe un peccato fare solo villette». Sul fronte delle rigenerazioni, la quota è stata fissata nel 30% di quei 5 milioni di metri quadrati di superficie utile lorda di produttivo attuale «numeri - ha fatto presente Gorelli - che restano un primato europeo», ovvero un milione e mezzo di metri quadrati. «Così da mantenere - ha commentato il progettista - la natura manifatturiera della città pur consentendo diversificazioni e migliori collocazioni delle nuove produzioni». Duemila gli ettari di terra agricola messi definitivamente in salvaguardia
Le novità. Nel dettaglio dei singoli progetti la commissione urbanistica entrerà oggi. Ieri il dirigente Caporaso ha invece elencato ciò che del Piano strutturale è stato modificato recependo le indicazioni dopo la fase di partecipazione.
L’osservatorio. I comitati avevano chiesto l’istituzione di un osservatorio permanente codificato all’interno della regole del Piano. Accontentati. «La partecipazione e il monitoraggio sulle fasi di attuazione del Piano - ha spiegato Caporaso - sono previste per legge. L’intenzione dell’amministrazione è quella di strutturare percorsi partecipativi aperti ai suggerimenti dei cittadini e dei comitati».
La circonvallazione. «E’ una delle esigenze manifestate - ha spiegato il dirigente - soprattutto da chi abita nelle frazioni». L’idea, tracciata nel piano, è quella di collegare assi già esistenti per realizzare una sorta di circonvallazione esterna che consenta ai mezzi pubblici di raggiungere le frazioni senza per forza transitare dal centro. Due le aree scambiatrici bus-treno: Santa Lucia e Gonfienti.
Nuove fermate. Ma le fermate del treno (marciapiede e pensiline) che il Piano individua sono molte di più: Santa Lucia, Macrolotto zero, alla bretella col nuovo ospedale, sotto la Cementizia. «Fermate che saranno utili - ha concluso Gorelli - quando la linea su ferro sarà davvero usata come una sorta di metropolitana». Scettico il centrosinistra: «Tante parole - è stato il commento di Matteo Biffoni, Pd - che senza strumenti, anche economici per realizzarle, resteranno tali».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
