La manifestazione
Se è il non vedente a far da guida
Al villaggio della solidarietà originale esperimento. La rete di auto-aiuto delle donne marocchine
PRATO. L'unica giornata del villaggio della solidarietà, ieri la manifestazione è stata annullata per lutto, è stata l'occasione per le associazioni del Cesvot di presentare la loro attività. «Questa iniziativa che ripeteremo anche il prossimo anno - ha spiegato Michela Buongiovanni presidente del Cesvot di Prato - è stata fortemente voluta dalle associazioni coinvolte nel progetto Mettiamo in gioco. Invece di dedicare l'ultima giornata ad un laboratorio abbiamo deciso di presentare le nostre attività alla città, anche attraverso i laboratori». Sicuramente una delle idee più efficaci per far capire l'attività delle associazioni è quella dell'Unione Nazionali Volontari pro Ciechi che ha allestito una casa al buio, dove i ruoli sono stati invertiti, il non vedente guida chi ci vede attraverso un mondo fatto di buio. Lo stesso presidente si è trasformato in una guida esperta. Entrando nella casa si è avvolti dal buio più completo, si cammina come sospesi in un modo che non si conosce e soprattutto mutilati di un senso.
«Questo è quello che ogni giorno noi viviamo - spiega - abbiamo imparato a riorganizzarci la vita partendo dai bisogni più elementari come mangiare o vestirsi». E così con il solo aiuto del tatto il visitatore deve distinguere un paio di mutande da un costume da bagno, un rasoio elettrico da uno spazzolino e utilizzando l'olfatto capire se l'agrume che si ha in mano è un'arancia o un limone. Uno sforzo notevole che sicuramente deve fare riflettere, come anche imparare a mangiare e bere senza vedere quello che si porta alla bocca. L'obiettivo dell'U.n.i.vo.c, pienamente riuscito, è stato di sensibilizzare il pubblico verso il servizio d'accompagnamento ai non vendenti, partendo proprio da una situazione di disagio.
Al villaggio della solidarietà era presente anche l'associazione Donne Haiz (vita), tutte marocchine che hanno creato una rete di auto aiuto. «L'idea - spiega la presidentessa Hassna - è di aiutare le donne a inserirsi nella società pertanto chi ha già vissuto questa esperienza si attiva nel fare da tramite con la scuola dei bambini, con i medici, ma anche con piccoli gesti quotidiani, come fare la spesa o capire come è organizzata la città». Dopo la prima fase di "emergenza" le donne iniziano anche corsi di lingua italiana in modo da rendersi piano piano indipendenti e diventare, se lo voglio, a loro volta un aiuto per altre persone. «Per ora siamo in trentasette e tutte marocchine - spiega la presidentessa- per qualche periodo abbiamo avuto anche volontarie italiane.« Tra le associazioni presenti, oltre a quelle che operano in campo sanitario e sociale, non potevano mancare quelle a vocazione ambientale; tra i laboratori proposti la biodanza condotto da Anja Maluck dell'associazione Basilico. «Il metodo - spiega favorisce una maggiore sensibilità e capacità di ascolto dei propri bisogni in armonia con i bisogni degli altri».
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