Il Tirreno

Prato

Un violino al servizio della città «Suonare mi fa sentire utile»

di Valentina Ceccatelli
Un violino al servizio della città «Suonare mi fa sentire utile»

«Non produciamo ricchezza ma diamo la possibilità, a chi ci ascolta, di vivere meglio I luoghi per fare musica non mancano, soltanto potrebbero essere sfruttati ancora di più»

4 MINUTI DI LETTURA





PRATO. «Tempo fa, Prato mi ricordava "The typewriter" di Jerry Lewis, frenetica e divertente. Adesso somiglia più a qualcosa di più ampio, arioso. Puccini, o la colonna sonora di un film. Magari Guerre Stellari, non tanto perché si sia calmata lei, quanto perché sono cresciuto io. Suono in un'orchestra, e ne sono felice; mi sento utile per la mia città». Daniele Iannaccone è uno dei primi violini della Camerata Strumentale di Prato, ed è con l'occhio del musicista che la descrive: «Rispetto a quando ho iniziato a suonare, circa 30 anni fa, Prato si è evoluta - spiega - prima offriva poco ai musicisti, solo la scuola di musica. Sono dovuto andare spesso a Firenze per poter seguire un concerto di musica classica, mentre adesso qualcosa succede anche qui».

Troppo poco, forse: «Se Prato fosse oltre le Alpi avrebbe almeno due orchestre stabili, con due concerti alla settimana. Non sono molto ottimista sul futuro della musica nel nostro paese: la scuola Verdi organizza dei bei concerti, ma spesso si trovano grandi nomi che si esibiscono con spettacoli che prima facevano fare agli studenti. Il mercato dei concerti è fermo, anche qui a Prato». Perché, in effetti, Prato combina anche qualcosa di buono: «Prato fa qualcosa per la musica, non si può dire di no - spiega Iannaccone - ma non ha fiducia nelle sue possibilità. E' una città di gente pratica, abituata a lavorare, che crea e lascia che le cose fatte vadano avanti da sole. La musica non può andare avanti da sola, ha bisogno di essere seguita, ha bisogno di sostegno continuo». Suonare dal vivo è uno scambio continuo fra pubblico e musicista: «Facciamo le prove aperte per le scuole, il teatro è sempre pieno - dice Iannaccone - l'energia è biunivoca: il pubblico gradisce, e ti restituisce l'energia che gli regali suonando: è un'esercizio virtuoso. Spesso è difficile far capire che fare il musicista è un lavoro vero, in una città concreta come questa: un concerto è per il musicista ciò che un'operazione è per il chirurgo. Certo, non rischi di uccidere nessuno se sbagli, ma un concerto andato male significano decenni di studi gettati e, spesso, una carriera rovinata. E' dura farlo capire alle persone».

In effetti, a volte, la musica sembra messa da parte: «Su tutte le scuole medie pratesi solo due sono a indirizzo musicale, e spesso le persone credono che sia una sperimentazione. E' una materia pratica quanto la matematica, e come tale dovrebbe essere insegnata: la direzione è giusta, ma ci muoviamo troppo lentamente e non tutti gli strumenti sono contemplati. Il contrabbasso, per esempio, non è inserito fra gli strumenti che si possono studiare. Com'è possibile formare un'orchestra completa, se non sono presenti tutti gli strumenti? In questo senso, l'unica struttura con un'orchestra in pieno organico è la scuola Verdi».

Anche reperire ciò che occorre a un musicista di alto livello è difficile: «Qui a Prato non trovo corde di budello, ed è difficile trovare i crini per sostituire quelli dell'archetto - aggiunge Iannaccone - sono costretto ad andare a Firenze e a fare acquisti su Internet e, almeno una volta l'anno, vado a Torino per dare una controllata generale al vtrezzati per chi decidesse di iniziare a suonare, con strumenti a prezzi accessibili per i ragazzi e, vista la mancanza di clientela, è comprensibile. Forse ciò che manca davvero è un liutaio di alto livello». I luoghi per ascoltare musica classica, invece, non mancano: «Anche se potrebbero essere sfruttati meglio, e di più. Il Metastasio e il Politeama, per esempio, o il teatro del Cicognini, che è quasi sempre chiuso. La scuola Verdi ha in preparazione una sala concerti, ma i lavori durano da anni o, per i concerti nella bella stagione, l'anfiteatro del Pecci, magari con qualche accorgimento acustico per non disperdere il suono». I tagli governativi alla cultura si sono fatti sentire anche qui: «Si sentono moltissimo - dice Iannaccone - le conseguenze sono enormi nella nostra città: se si facessero interventi lungimiranti il lavoro del musicista sarebbe davvero riconosciuto. Non produciamo ricchezza pratica, ma diamo la possibilità di produrre ricchezza e, per chi ci ascolta, di vivere meglio».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Attenzione

Ritiro urgente nei supermercati Conad di albume d’uovo per rischio salmonella

di Redazione web