Finanza
Bimba resta invalida Asl condannata a maxirisarcimento
Oltre un milione e 700mila euro in favore della madre Non fu accertata la presenza del batterio della meningite
PRATO. La bambina oggi ha dodici anni. Al contrario delle sue coetanee però la sua vita è forzatamente menomata a causa di una gravissima malattia: oggi infatti Angela (nome di fantasia) è affetta da tetraparesi spastica distonica. Non ha stabilità sul tronco e non riesce quindi a camminare ed ha gravissime difficoltà di linguaggio. La causa, riscontrata da perizie mediche, risale ad un’infezione da streptococco che aveva la madre al momento del suo ingresso nella sala parto dell’ospedale Misericordia e Dolce. A distanza di dodici anni si è concluso il processo civile davanti al giudice unico Raffaella Brogi del tribunale di Prato. L’Asl 4 è stata condannata al risarcimento, per l’invalidità permanente pari al 100% di Angela, di un milione e 433mila euro. Quantificato in 252mila euro il risarcimento per il danno biologico riportato dalla madre, 30mila euro per le spese mediche che è chiamata a sostenere. L’Asl 4 ha deciso di chiedere la sospensiva ed ha presentato ricorso in appello.
I fatti risalgono appunto a dodici anni fa. La madre di Angela si presenta in ospedale e informa il personale sanitario di essere risultata positiva, attraverso un tampone vaginale, allo streptococco, batterio che dà origine alla meningite. Un’informazione che però cade nel vuoto. Dopo il parto la mamma, colpita da un’emorragia, non ha modo di vedere la figlia. Potrà avvicinarla solo dopo due giorni e in quel momento si accorge che la figlia ha un’espressione strana, come persa nel nulla e che fa fatica a respirare. Solo in seguito alla segnalazione della madre i medici sottopongono ad un controllo la neonata appurando la presenza dello streptococco di gruppo B. «Per salvarla sarebbe stato sufficiente somministrare alla bimba un antibiotico al momento della nascita» ha in seguito osservato la madre, ma così non venne fatto.
Le conseguenze del comportamento «negligente» del personale sanitario, si ripercorre nelle motivazioni della sentenza, hanno avuto pesanti ricadute sia sulla bimba che ha riportato fortissime menomazioni fisiche. La sua vita è stata, lo è, e lo sarà, contrassegnata da cure e terapie. Anche la madre, come è comprensibile, è rimasta segnata in maniera indelebile da quanto accaduto in quelle ore all’interno della sala parto dell’ospedale Misericordia e Dolce. La richiesta di costante assistenza ha ridotto la capacità lavorativa della donna provocando anche un grave danno psicologico. E nasce appunto da questo insieme di ragioni l’azione risarcitoria nei confronti dell’Asl 4 di Prato, che si è conclusa, nello scorso febbraio. In sua difesa l’Asl ha sostenuto che nella cartella clinica non risultavano fattori di rischio e che i due precedenti tamponi vaginali erano risultati negativi.
Il tribunale ha invece ritenuto che la struttura ospedaliera è tenuta a rispondere di tutte le prestazione mediche effettuate dal proprio personale sia durante il parto che nelle ore successive della nascita della bambina. Grave il non aver inserito nella cartella clinica la segnalazione della madre e grave (antibiotici somministrati 4 ore prima del parto avrebbero risolto il problema) un, inoltre, il fatto che i risultati dell’analisi alla ricerca dello streptococco nell’aspirato gastrico della bambina siano arrivati con notevole ritardo (tre giorni dopo la nascita). E ininfluente viene ritenuta la circostanza che Angela sia nata il giorno di Pasqua e che anche i due giorni successivi fossero festivi.
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