Il Tirreno

Prato

Il vino sbarca in Cina partendo da qui

di Maria Lardara
Il vino sbarca in Cina partendo da qui

Un sommelier pratese ha creato un consorzio di 35 case vinicole italiane. Il 19 parte per Guangzhou per la fiera Interwine

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PRATO. Vino italiano, profumo di affari ai piedi della Grande Muraglia. E' la nuova frontiera di mercato che mette d'accordo i pratesi, i cinesi di Prato e quelli di Cina. Neanche tanto nuova visto che per il nettare degli dei di provenienza dal Belpaese è già da qualche anno che impazzano i cinesi.

Ma stavolta una chiave diversa per aprire la porta della grande muraglia asiatica, sfruttando le opportunità di casa nostra, è stata scovata da Mario Timpanaro e Claudio Longoni, fondatori di "ProgettoYong", di fatto una sorta di consorzio che raggruppa 35 brand di case vitivinicole italiane, tra cui due della provincia di Prato (Artimino e di Carmignano).

Il nome dice tutto: "Yong" in cinese significa "eternità", un augurio di prosperità che diventa un buon biglietto da visita da presentare ai cinesi.

Un ponte per promuovere nella Terra di mezzo oltre una cinquantina di vitigni da tutta Italia (in Toscana: Carmignano, Chianti classico, Brunello e Rosso di Montalcino, Nobile di Montepulciano, Bolgheri Superiore, Suvereto e Aleatico dell'Elba) di cui il pratese Mario Timpanaro, agente rappresentante e sommelier professionista, ha gettato le fondamenta nel 2011 coinvolgendo in questa avventura un socio milanese: si tratta di Claudio Longoni, dirigente di una multinazionale nel settore forestale che all'interno del ProgettoYong si occupa della comunicazione.

Detto questo, per farsi conoscere nella sterminata galassia degli importatori cinesi, nella terra dove il consumo di vino rappresenta uno status sociale e dove la concorrenza dei prodotti australiani e francesi è forte, i due soci hanno trovato buoni agganci all'interno della comunità orientale di Prato.

Tutto è cominciato quando un facoltoso funzionario del partito cinese ha chiesto a un connazionale amico residente a Prato di procurargli alcune bottiglie di "Chateau Lafite". Era disposto a spendere 7mila euro a pezzo. Favore chiama altro favore.

Il cinese trapiantato a Prato alza la cornetta, chiama i referenti del ProgettoYong e spedisce laggiù la serie di pregiate bottiglie. Cosa ci hanno guadagnato Timpanaro e Longoni che hanno le valigie già pronte per volare il 19 maggio prossimo a Guangzhou perla fiera "Interwine"? Apparentemente niente.«Ci proponiamo come "Brand Ambassador" per fornire una serie di servizi per l'importatore cinese - spiegano Timpanaro e Longoni -. Una volta entrati nel giro di conoscenze giuste, promuoviamo le 37 etichette per cui facciamo da intermediari. Noi non compriamo né vendiamo, il nostro è puro marketing per le case vinicole. e il cliente non bypassa nessuno».

La rete di importatori è preziosa per capire cosa vogliono bere laggiù, così come la comunità cinese di Prato che fa da testa di ponte con il mercato asiatico. Non è un caso che a Wenzhou, città da cui proviene la maggior parte degli immigrati a Prato, i vini italiani vadano per la maggiore.

A Prato stanno fiorendo diverse enoteche gestite da cittadini dagli occhi a mandorla per il commercio dei vini: il Gruppo Gai di Pietro Hu a Chiesanuova, con cui collabora "ProgettoYong", è uno di questi.

«Il mercato cinese è fatto di due estremi: il futuro è racchiuso in una fascia media di borghesia media. Il governo cinese - dicono Timpanaro e Longoni - appoggia la moda del vino come veicolo di relazione e aggregazione».

I primi ordini sorridono ai due soci che hanno firmato contratti da 1 milione e 8mila euro per rifornire di vini un facoltoso cinese di Firenze e un altro da 240mila euro per una fornitura di 120mila bottiglie di un vino toscano per la grande distribuzione cinese.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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