Il Tirreno

Prato

Da baby sitter in casa Veronesi a campionarista da Patrizia Pepe

di Maria Lardara
Da baby sitter in casa Veronesi a campionarista da Patrizia Pepe

In tasca ha una laurea e la tessera del Pd. Il suo sogno è una convivenza possibile tra pratesi e migranti Per la “compagna Mek” la città è «palestra d’integrazione ed è necessario dare il proprio contributo»

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PRATO. Prato e la politica, intesa come impegno di militanza all'interno di un partito, sono il suo pane quotidiano. Senza non potrebbe vivere, senza non potrebbe giustificare i suoi ideali, il sogno di una convivenza possibile tra i pratesi e la variegata realtà dei popoli migranti di questa città. Come la sua, piccolissima: gli etiopi a Prato si contano sulla punta delle dita.

Lei si chiama Mek Tessema e quel partito è il Partito democratico dove è entrata nel 2007, anno di battesimo del Pd nazionale. Lì c'è rimasta, lì la giovane etiope dallo sguardo fiero e dai riccioli ribelli ha potuto frequentare una straordinaria palestra d'integrazione che, nel giro di pochissimi anni, le ha permesso di entrare subito in sintonia con Prato e i pratesi . «Questa città è un laboratorio d'integrazione, di una complessità tale che riesce sempre ad arricchirti con nuovi stimoli. La sfida risiede proprio in questo, in una battaglia che mi porta a confrontarmi ogni giorno con chi esordisce con frasi tipo “Io non sono razzista; ma di stranieri qui ce ne sono troppi”. Ma - sorride Mek - non ci sarebbe soddisfazione a confrontarsi solo con chi la pensa allo stesso modo. Si ha a che fare anche con la chiacchiera da bar».

Giovane laureata, adora mangiare i tortelli al circolo Arci 1° Maggio e sorseggiare caffè al ginseng al bar di piazza Mercatale vicino alla Camera del lavoro. Niente auto, solo spostamenti con mezzi pubblici e Lam, anche per raggiungere il posto di lavoro che è lo stabilimento di Patrizia Pepe a Capalle (dove fa la campionarista). Il luogo che le è più caro? «Non saprei dire: vivo da tre anni in questa città e forse sono più affezionata ai pratesi che a Prato». D'altro canto, sono le persone che fanno i luoghi. E c'è un pratese “speciale” con cui Mek ha un legame speciale. Facciamo un passo indietro. Galeotto fu nel 2001 un incontro nella capitale con lo scrittore Sandro Veronesi e la sua famiglia. A Roma Mek, consigliata da un'amica a lasciare la Germania per trasferirsi in Italia, si ritrovò nella casa dello scrittore di "Caos Calmo" per sostituire un'amica che per i Veronesi lavorava come tata del figlio Gianni. È lì che la giovane immigrata originaria di Addis Abeba, sentì parlare di Prato per la prima volta. Questione di qualche mese e Mek avrebbe fatto i bagagli per partire alla volta della città tessile al seguito della famiglia Veronesi anche se, inizialmente, prese casa a Firenze con un'amica.

Il feeling con il Pd sbocciò nel 2007, complice anche l'esperienza delle primarie nazionali. Il nome di Mek Tessema comparve nella lista con Veltroni insieme agli altri candidati tutti stranieri e con capolista lo stesso Veronesi. Fu l'inizio di una nuova avventura per la giovane etiope. Oggi, quando viene chiamata “compagna Mek” dai suoi compagni di viaggio, le si riempie il cuore di gioia. Così per lei è normale festeggiare ricorrenze storiche come il 25 aprile e il Primo Maggio. Non lo è invece che così pochi stranieri siano ancora iscritti ai partiti in Italia.

«L'assenza dell'immigrato dalla vita politica fa sì che aumenti la confusione su chi siano veramente queste persone, perché abbiano scelto di vivere in Italia. Spesso ci si riempie la bocca il tema dell'immigrazione senza avere conoscenza della materia».

La pelle scura di Mek e le labbra rosso fuoco dipingono il ritratto di una giovane donna con energia da vendere. Guai a prospettarle un futuro che non sia a Prato. «Qui voglio farmi una famiglia e costruire il mio avvenire. E, perché no, trovare un marito pratese - sorride -. Basta che sia uno di quelli che ama veramente questa città». Mek si spiega meglio e la butta sul concetto d'identità. «Sono arrivata al punto di pensare che soffrire e gioire per l'identità sia una banalità. Perché darsi un'etichetta che, nel mio caso, potrebbe essere quella di italiana o etiope, solo per sentirsi diversi rispetto agli altri? Il vero pratese che ama la sua città non ha bisogno di rimarcare per forza le proprie radici. I pratesi che, al contrario, giocano continuamente sull'identità non l'amano. Ecco, Milone è l'anti-pratese per eccellenza perché crea e accentua divisioni utilizzando impropriamente il concetto d'identità».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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