Finanza
«Negative alcune forme di rock»
Il vescovo Simoni contro i messaggi subliminali che lancia la musica
PRATO. «Non vorrei apparire nemico del rock: certo non e' la musica che ascolto di più ma senza dubbio è una forma di comunicazione di spessore e di interpretazione dell'animo giovanile. Di fatto, però, è anche vero che ci sono forme di rock estremo attraverso cui passano messaggi subliminali non sempre positivi». Lo ha detto oggi il vescovo di Prato e responsabile per le comunicazioni sociali per la conferenza episcopale toscana, Gastone Simoni, parlando con i cronisti a margine della presentazione delle iniziative organizzate a Firenze in occasione della settimana della comunicazione. «Esperienze condotte con gruppi di giovani - ha rimarcato il vescovo Simoni - e documentazioni di persone serie mi fanno pensare che in certe esperienze rockettare ci siano mediazioni negative».
Secondo il vescovo, «la nostra generazione ha una colpa, anche all'interno della stessa Chiesa: non essersi adoperati affinché i giovani si accostassero ad altri tipi di musica rispetto al rock e alle musiche d'oggi. Ci siamo sempre trattenuti dal direloro, nelle nostre parrocchie e non solo, che potevano ascoltare e suonare anche cose diverse».
“Comunicazione e silenzio”: questo il tema del dibattito organizzato oggi da Conferenza Episcopale toscana, arcidiocesi di Firenze e centro culturale San Paolo in Palazzo Vecchio, come primo evento della settimana della Comunicazione, in programma fino al 20 maggio. All’iniziativa (20,30 salone dei Duecento), presentata ieri mattina a Firenze, prenderanno parte il cardinale e arcivescovo di Firenze Giuseppe Betori, il direttore dell’Osservatore Romani Giovanni Maria Vian, l’editorialista del Corriere della Sera Antonio Polito, il vicecaporedattore della Rai Toscana Massimo Lucchesi.
«Nel mondo di oggi - ha spiegato illustrando il dibattito il vescovo di Prato - a tutti è stata data la parola, parlata, scritta e cantata. Allo stesso tempo, però, tende a scomparire il silenzio, necessario per la riflessione sui contenuti: occorrerebbe recuperare questa dimensione in modo da ottenere una comunicazione vera. Serve silenzio prima di parlare, silenzio per ascoltare chi parla e silenzio dopo, per comprendere bene ciò che è stato detto».
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