Il Tirreno

Prato

I 40 anni del Santa Rita Le case famiglia in festa

I 40 anni del Santa Rita Le case famiglia in festa

All’Oratorio di S. Anna lo spettacolo “Circo Parada” e due lungometraggi In autunno una rappresentazione teatrale al Metastasio e un convegno

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PRATO. Motivo di fare festa c’è, eccome. Le case famiglia della Fondazione Santa Rita compiono 40 anni. Dal 1972 a Prato (tra i primissimi esempi in Italia, grazie all’intuizione di Roberto Faggi e Paola Pecci) le case che accolgono bambini, giovani e anche adulti inabili, si sono moltiplicate creando una rete di umana solidarietà che, in alcuni casi, accompagna per tantissimi anni queste persone che vivono situazioni di disagio sociale.

Le iniziative. Per festeggiare i 40 anni è stato deciso di organizzare un miniciclo di appuntamenti che, ospitati dall’Oratorio di Sant’Anna, cominceranno il prossimo 15 maggio alle 17 con lo spettacolo “Circo Parada” e proseguiranno con due lungometraggi: “Freedom Writers” (18 maggio alle 21) e “Pinocchio Nero” (6 giugno alle 21). Ma le iniziative proseguiranno anche nei prossimi mesi, come ha spiegato il presidente della Fondazione Opera Santa Rita, Roberto Macrì: «In autunno presenteremo al teatro Metastasio uno spettacolo teatrale al quale stanno già lavorando i nostri ragazzi insieme agli educatori. Si tratta di una rivisitazione di “Alice nel Paese delle meraviglie”. Sempre in quel periodo verrà organizzato un seminario-conferenza per riflettere sull’istituzione “casa famiglia”. Personalmente - ha chiarito Macrì - ritengo che l’unica risposta non possa essere costituita dall’affidamento familiare. La casa famiglia, o comunità alloggio come viene chiamata oggi, appare la risposta più efficace per aiutare questi soggetti a superare i loro problemi grazie all’aiuto di educatori dotati di professionalità, competenza e passione». Sempre nei prossimi mesi saranno resi noti i risultati di una ricerca condotta nelle scuole di Prato attraverso 1900 questionari.

Le case famiglia. L’articolazione sul territorio delle case famiglia è stata illustrata dalla coordinatrice pedagogica Paola Perazzo: «A Prato ci sono sette case famiglia, diversificate a seconda dell’utenza alla quale si rivolgono. Un paio sono quelle classiche, rivolte alla fascia di età 3-18 anni che viene inserita in un contesto più vicino a quello familiare. Una è rivolta all’accoglienza di adolescenti con problematiche più forti anche di tipo psichiatrico. Due strutture sono invece aperte ai ragazzi più grandi, 18-21 anni, finalizzate alla piena autonomia. Un’altra è dedicataa alla accoglienza per le disabilità lievi. C’è inoltre “Madre bimbi”, dove vengono assistite mamme con bimbi o donne in gravidanza. In tutto attualmente sono 50 i soggetti seguiti dalla Fondazione Opera S. Rita, cifra che raddoppia se si sommano quelli frequentanti i centri diurni. Fornito anche il servizio di Pronta accoglienza per i casi più urgenti.

A rendere soddisfatti per l’operato svolto, responsabili ed educatori, non c’è solo la consapevolezza di essere di fondamentale supporto ad individui in gravi difficoltà, ma anche la certezza, suffragata da numerosi casi, di aiutare giovani ad acquisire elevate capacità professionali che consentono brillanti inserimenti nel mondo lavorativo, sia in Italia che all’estero. Tutte rose e fiori? No, le risorse economiche appaiono inadeguate rispetto alle necessità sempre più crescenti visto le ricadute sociali che la crisi provoca sulle famiglie. «Paradossalmente le risorse calano tanto più il disagio che ci circonda aumenta» osserva il presidente Macrì .(g.c.).

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