Il Tirreno

Prato

Scontrini, solo uno su due ma i cinesi evadono di più

di Paolo Nencioni
Scontrini, solo uno su due ma i cinesi evadono di più

Il bilancio dei controlli della guardia di finanza sugli esercizi commerciali Scoperto un ambulatorio medico abusivo, sequestrati 200.000 medicinali

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PRATO. Lo chiamano “effetto Cortina”, dal nome del blitz che durante le ultime feste natalizie ha inaugurato la nuova strategia comunicativa delle Fiamme gialle e dell’Agenzia delle entrate, ma la guardia di finanza continua a fare quello che già faceva prima, con una più spiccata attenzione alla comunicazione esterna per quanto riguarda i cosiddetti “controlli su strada”.

In questi rientrano i tradizionali controlli sull’emissione degli scontrini. Nei giorni scorsi i militari della Compagnia ne hanno fatti quasi un centinaio, 92 per la precisione, e si sono trovati davanti una situazione molto simile a quella riscontrata nelle scorse settimane. In sostanza un esercente su due non emette lo scontrino: sono state 42 le violazioni accertate per mancata o irregolare emissione.

E anche stavolta, come già era accaduto in occasione di un precedente controllo, salta all’occhio la sproporzione tra il tasso di irregolarità degli esercenti cinesi e quello degli italiani: tra gli orientali quattro su cinque (l’80%) non emettono scontrini, mentre tra gli italiani la percentuale scende al 43%.

«E’ comunque una percentuale molto alta in assoluto» ha commentato il colonnello Gino Reolon, che insieme al tenente Giorgio Silvestri ha illustrato il lavoro della Finanza.

Le irregolarità sono state accertate in 14 ristoranti, 5 tra macellerie e pescherie, 4 parrucchieri, 4 minimarket, tre ambulanti e in gelaterie, centri estetici, erboristerie, cartolerie, gioiellerie, negozi di abbigliamento e calzature.

Di tutt’altro genere il controllo che nei giorni scorsi ha portato alla scoperta di un ambulatorio abusivo gestito da un cinese in via Becherini. La particolarità di questo intervento è che il medico abusivo non ha nemmeno il permesso di soggiorno. Questo non gli ha impedito di mettere in piedi un vero e proprio ambulatorio specializzato in prestazioni ginecologiche (ma non in aborti clandestini, almeno dagli elementi trovati sul posto dai finanzieri). Le due stanze dell’appartamento in un dignitoso condominio erano stipate da migliaia di confezioni di medicinali, per un totale di 200.000 pezzi (valore commerciale stimato in 150.000 euro), tra cui pomate, fiale e pillole analgesiche, antinfiammatorie, antibiotici e anticoncenzionali, quasi tutti privi dell’indicazione sulla composizione e sulla provenienza. E dunque non utilizzabili in Italia, anche se il medico avesse avuto in tasca il permesso di soggiorno e l’autorizzazione a svolgere la sua attività. E così l’uomo è stato denunciato per l’esercizio abusivo della professione medica e i medicinali sequestrati, insieme a 4.000 euro in contanti, ritenuti provento delle sue visite.

In via Gradisca, invece, i finanzieri hanno controllato un’azienda che vende macchine da cucire e pezzi di ricambio. Qui sono stati trovati 13.800 componenti meccanici che erano privi del marchio Ce, necessario per la commercializzazione in Italia. Tutti i pezzi di ricambio sono stati sequestrati e la rappresentante legale della società è stata segnalata alla Camera di commercio. Rischia una sanzione fino a 28.000 euro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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