Il dolore
IL PATTO DI STABILITA’ E’ UN CAPPIO
di ALESSIO BELTRAME. * Un cappio al collo degli enti locali che prenderà alla gola territorio e imprese, con un danno doppio, perché lascia nel cassetto risorse che non si possono spendere e perché...
di ALESSIO BELTRAME. *
Un cappio al collo degli enti locali che prenderà alla gola territorio e imprese, con un danno doppio, perché lascia nel cassetto risorse che non si possono spendere e perché non permette di onorare i crediti verso chi ha lavorato per la pubblica amministrazione. Non si può tacere sugli effetti drammatici che il patto di stabilità provocherà nei territori. Con le regole attuali lo Stato si appropria delle risorse degli enti locali per far quadrare i propri conti davanti all'Europa.
Il meccanismo può sembrare complesso ma si può spiegarlo in modo semplicissimo. Immaginiamo una famiglia che vede diminuire nel tempo le proprie entrate e aumentare le spese fisse (tasse, bollette, ecc.). Tagliando il superfluo e con molti sacrifici riesce comunque a mettere da parte 20 mila euro per comprare l'auto nuova o per rifare il tetto della casa. Ebbene, fino a due anni fa lo Stato chiedeva a questa famiglia di non spendere tutto, ma di lasciare qualcosa da parte per limitare il proprio indebitamento. Oggi lo Stato chiede alla stessa famiglia non solo di non spendere quei 20 mila euro, ma le impedisce di pagare l'imbianchino e l'idraulico che hanno eseguito lavori per la casa l'anno precedente.
Questo è esattamente ciò che sta avvenendo negli enti locali. Il danno è duplice, alle imprese che devono pagare gli stipendi dei propri dipendenti e al territorio che non vede soddisfatti i propri bisogni. Oltretutto, trovo inconcepibile che chi ha vinto degli appalti, ha eseguito i lavori, ha anticipato gli stipendi ai propri lavoratori, ha pagato l'Iva sulle fatture, non si veda riconosciuto il sacrosanto diritto di essere pagato. So che non possiamo far finta che il problema della spesa dello Stato non esista, ma dobbiamo trovare nuove regole, che tengano in equilibrio il rigore dei conti e la necessità di far partire investimenti sui territori. Sarebbe una proposta di buon senso permettere agli enti locali di spendere almeno tutte le risorse che riescono a risparmiare sulla gestione corrente. Non aggraverebbe i conti pubblici perché imporrebbe a tutti i livelli di Governo (a partire dallo Stato centrale) di attuare un serio controllo della spesa corrente senza imposizioni dall'alto, rendendo gli amministratori locali responsabili nell'interesse dei territori amministrati.
*Assessore provinciale al bilancio
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