Il Tirreno

Prato

I segreti dell’asteroide si studiano anche a Prato

La Fondazione Prato Ricerche collabora con la missione “Dawn” della Nasa Messe a disposizione degli esperti 23 meteoriti provenienti da Vesta

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PRATO. La missione “Dawn” della Nasa sta scoprendo i segreti di Vesta, il più grande asteroide esistente. Lo spazio è meno lontano di quanto di pensi da Prato: la Fondazione Prato Ricerche ha infatti un ruolo di primo piano nel progetto. In forza di un accordo di collaborazione scientifica con l’Istituto di astrofisica e planetologia spaziale di Roma - che fa parte del team Nasa - la Fondazione (sostenuta da Provincia di Prato e Università di Firenze) ha messo a disposizione un gruppo di sette delle sue meteoriti, tutte provenienti appunto da Vesta, che fanno parte di una preziosa collezione - una delle più rilevanti in Italia - di 23 esemplari del gruppo Hed.

L’esperienza d’eccellenza pratese è stata raccontata questa mattina dalla presidente della Fondazione, Isabella Berardono, dal direttore del Museo di scienze planetarie, Giovanni Pratesei, e dal professor Fabrizio Capaccioni, astronomo dell’Istituto nazionale di astrofisica e technical manager di Virtis, lo spettrometro costruito dalla Selex Galileo di Campi Bisenzio che, posizionato sulla sonda Nasa, sta studiando i misteri dell’asteroide.

Ma la Fondazione non ha messo a disposizione solo le sue preziose meteoriti. Gli esperti della Prato ricerche stanno anche studiando gli esemplari, con analisi dei campioni e classificazione, per permettere agli scienziati della Nasa e dell’Istituto di astrofisica di comparare i risultati con i dati provenienti dalla sonda che sta studiando Vesta, asteroide che - come stanno rivelando le ricerche - mostra rilevanti caratteristiche di pianeta .

E’ un team internazionale quello che con la Nasa sta studiando Vesta (la missione, in agosto, conclude le ricerche su questo asteroide per passare a Cerere). La missione si avvale - ha spiegato il professor Capaccioni - per la prima volta di strumenti prevalentemente europei: sono tedesche le camere e italiano (costruito appunto dalla Selex Galileo) lo sprettrometro a immagine.

Le meteoriti della Fondazione - alcuni esemplari possono essere ammirati anche in questi giorni al Museo di scienze planetarie - provengono da acquisizioni e da missioni di ricerca condotte anche dai cosiddetti “cacciatori di meteoriti”.

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