Il Tirreno

Prato

«Il centro oncologico lì non serve»

di Maria Lardara

Area vecchio ospedale: il direttore generale dell’Asl 4 Cravedi archivia la proposta lanciata dal sindaco Cenni

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PRATO. Rebus area vecchio ospedale. Con un imperativo: decidere in fretta, con la nuova legge regionale sull'alienazione degli immobili pubblici a fare da spina nel fianco della giunta Cenni. Un nuovo confronto è fissato per il prossimo 9 maggio in Regione. Intanto, sulle future ceneri del "Misericordia e Dolce" in attesa di traslocare nel nuovo complesso di Galciana in costruzione, si materializzano le prime proposte della cittadinanza per riqualificare i circa sette ettari entro la cinta muraria.

L'occasione per farle emergere: l'incontro di giovedì sera all'Urban Center di via Mazzini voluto dal Ccc (Coordinamento comitati cittadini), alla presenza del sindaco Roberto Cenni e del direttore generale dell'Asl 4 Bruno Cravedi, che ha chiamato all'appello circa 150 cittadini. Non è un mistero ormai che il primo cittadino vedrebbe bene nell'area del vecchio ospedale un dipartimento oncologico di eccellenza del Centro Italia, sull'esempio dell'istituto tumori d Sandro Veronesi, coinvolgendo magari anche la Fondazione Sandro Pitigliani. «Non vorrei che, siccome all'Asl serve recuperare 43milioni, in Regione ci se ne freghi di Prato», ha esordito Cenni.

Centro oncologico? No, grazie. La partita è anche e soprattutto economica: i 43 milioni corrispondono al valore economico stimato dell'area, cifra che l'azienda intende far fruttare in modo da recuperare i soldi dell'investimento sul nuovo ospedale. «Dall'accordo votato all'unanimità dal consiglio comunale nel 2002 - ricorda Cravedi - era emerso l'interesse dell'amministrazione all'acquisizione dell'area. Invece finora quest'opera è realizzata solo con fondi Asl e Regione, niente è stato chiesto agli enti locali. Abbiamo perso parecchi anni per le cause con le imprese incaricate dei lavori, tutte vinte al Tar e in Cassazione». Cravedi storce il naso a proposito del progetto del sindaco di realizzarci nelle due palazzine centrali che saranno dismesse un polo di eccellenza di oncologia, sfruttando l'edificato già esistente. «L'operazione va ben ponderata - ribatte perplesso Cravedi -. Da dove viene questa esigenza? Il dottor Di Leo (direttore del reparto di oncologia, ndr) non mi ha manifestato mai il bisogno di costituire questa realtà. Potremmo discutere di una struttura de genere nell'area del nuovo ospedale». Frecciata di Cravedi al sindaco sull'opportunità di coinvolgere eventuali Fondazioni nel progetto del centro oncologico: «Ha presente come alcune Fondazioni sono andate a finire?». Riferimento implicito al San Raffaele di Milano. «E allora che si fa? Non facciamo nulla? L'Asl di Massa ha fatto il buco e non è stata ancora chiusa», è la replica applaudita del sindaco.

Parco, housing sociale o campus? Quello di un grande parco urbano è stato il leit motiv della platea cittadina. Chi ha lanciato il sasso della discussione è stato l'architetto Paolo Paoletti . «Se l'ospedale appartiene ai pratesi e viene trasferito altrove, su quali basi i cittadini dovrebbero pagare 40 milioni per una realtà che storicamente è sempre stata della città?». Ad alzare la posta in gioco è stato Marco Monzali di Sel e Radiogas: «Qui a Prato c'è un partito trasversale, quello del mattone, che lavora nell'interesse di pochi. Questa è l'ultima possibilità per dare a questa città un grande parco urban: un grande regalo che l'amministrazione farebbe alle generazioni future». A mettere i punti sulle "i" sul concetto di parco è stato Sandro Ciardi di "Giovani e Famiglia": «Anche il progetto della Multisala fu presentato come un parco verde per la città, ma ancora non ci hanno piantato l'erba…». A sognare un polmone verde sono tanti cittadini, come l'architetto Eva Romito. «Sono mamma di due bimbi, in centro non abbiamo spazi verdi dove andare a camminare. Perché non pensare per quell'area a un giardino coperto dove si possa stare anche in inverno?». Le fa eco Leonardo Pampaloni, residente in via Pier Cironi: «Per chi abita in centro si sente la mancanza del verde. Inoltre nell'area dell'ospedale c'era l'unico pezzo di pista ciclabile che è stato chiuso». A freddare ogni speranza di questo tipo ci ha pensato il sindaco: «Non ci si può permettere di spendere 43 milioni di euro per realizzare un parco. Semmai, cercheremo di migliorare e valorizzare ancora i giardini della Passerella». Il direttore dell’Asl Cravedi esprime un parere tutto personale sulla possibile destinazione dell'ex ospedale. «Housing sociale con appartamenti per giovani coppie e studenti, sull'esempio del Santa Chiara a Pisa, con funzioni anche di socializzazione e terziario».

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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