Il dolore
«Da 10 anni vivo di proroghe e senza poter fare progetti»
Giada Bartoli, trentacinquenne, impiegata all’ufficio immigrazione della Questura di Prato, campa da nove anni di proroghe di due mesi, un anno, sei mesi del contratto di lavoro aspettando un concorso che non arriva mai per l’agognato posto a tempo indeterminato
PRATO. Giada Bartoli, trentacinquenne, impiegata all’ufficio immigrazione della Questura di Prato, campa da nove anni di proroghe di due mesi, un anno, sei mesi del contratto di lavoro aspettando un concorso che non arriva mai per l’agognato posto a tempo indeterminato. Una vita costellata di tante piccole frustrazioni quotidiane perché se il contratto di lavoro è precario lo è anche il proprio futuro: «Non posso fare progetti a lungo termine né programmare l’acquisto di una casa perché a quelli come me le banche non concedono mutui – spiega – tantomeno posso dire di aver raggiunto la mia indipendenza, se per comprare una macchina devo chiedere ai miei genitori di intestarsi il finanziamento al posto mio». Insieme ad altri sette colleghi, anche loro precari, Giada si occupa di gestire l’archivio e le pratiche relative al soggiorno degli stranieri vedendo diminuire progressivamente lo stipendio a causa delle tasse, nonostante il carico di lavoro non tenda a diminuire. «Sono i precari a portare avanti il lavoro che passa dall’ufficio immigrazione – continua – a svolgere questo ruolo siamo dodici addetti tra Questura e Prefettura, e 650 in tutta Italia».
«Ho iniziato nel 2004 come lavoratrice interinale con un contratto che mi veniva rinnovato ogni due mesi, nel 2007 fu indetto un concorso interno per la copertura del posto per tre anni, seguito da un ulteriore rinnovo di un anno fino a dicembre 2011, con una proroga di sei mesi. Il contratto mi scade un’altra volta a giugno, poi si vedrà se verrà rinnovato per altri sei. Sto aspettando un concorso, spero che arrivi anche perché questo meccanismo si ripercuote sull’utente: visto che non ce le pagano, siamo obbligati a consumare le ferie e questo implica dover smaltire l’arretrato al nostro rientro con conseguenti ritardi sull’espletamento del servizio».(ba.bu)
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