Il dolore
Credito alle imprese Zonin: «Scegliere con cuore e testa»
Anche un’ottantina di pratesi presenti a Vicenza all’assemblea ordinaria dei soci della Bpvi
NOSTRA INVIATA A VICENZA. Tutti contenti. Compreso il nutrito drappello di soci pratesi - un'ottantina, tra imprenditori e non, la massima parte arrivati in un pullman - presi più volte come esempio dal presidente della Banca Popolare di Vicenza Gianni Zonin: «I volumi d'affari sono cresciuti nell'area del 40% - ha detto - segno che sia il marchio sia l'attenzione al territorio della nostra banca, pagano».
E' finita con l'approvazione all'unanimità dei risultati di bilancio, l'assemblea convocata al centro congressi della fiera di Vicenza e alla quale hanno partecipato complessivamente 5.700 soci direttamente e per delega su un totale di 67mila. «Mi sembra che siano stati diffusi dati interessanti - è il commento di Andrea Cavicchi, presidente designato dell'Unione Industriali di Prato che per la prima volta ha partecipato all'assise - soprattutto sul fronte del sostegno ai territori. Gli impieghi verso la clientela sono risultati tre volte superiori - ha proseguito - della media nazionale. E questo mi sembra un messaggio positivo». In numeri: la Popolare vicentina ha raggiunto nel 2011 i 30 miliardi di impieghi, con un aumento di un miliardo e 600 milioni rispetto al 2010, un picco che porta la percentuale della crescita dei prestiti bancari al 5,8% mentre la media a livello nazionale, secondo fonte Abi, si ferma all'1,8%.
Detto questo la Bpv per ora non aprirà nuovi sportelli nel distretto: «Forse uno a Firenze tra qualche tempo» ha precisato il direttore generale Samuele Sorato, né è in previsione la nomina di un componente toscano nel cda del gruppo: «Abbiamo appena nominato - ha spiegato Zonin - due nuovi componenti di grande qualità e di altrettanto prestigio Maria Carla Macola (settore turismo ndr) e Andrea Monorchio (per 14 anni segretario generale di Stato ndr), altri no ne faremo. C'è stata una fase - ha proseguito il presidente Bpv - nella quale un pratese è stato molto vicino a fare il suo ingresso del board ma poi è stato fatto un passo indietro». Chi fosse Zonin non l'ha voluto dire. Ha invece affermato con chiarezza che il gruppo valuterà con grande prudenza l'acquisizione del 60% di quote della Biverbanca, l'istituto piemontese che sostiene un'altra area a connotazione industriale tessile. «Si tratta - - ha spiegato Zonin - di un'operazione, soprattutto in questa fase, da valutare con quella cautela che userebbe il buon padre di famiglia. Due sono le condizioni per l'acquisizione: il prezzo e lo stato complessivo dell'istituto. Questioni che approfondiremo molto ben per non rischiare di impiegare cinquanta per ammortizzare i costi dell'investimento».
Precisa la volontà di espansione della Popolare vicentina: «Confermiamo l'obiettivo di arrivare agli 800 sportelli» ha ribadito Sorato (oggi i punti vendita si fermano a 682 tra filiali, negozi finanziari e punti private) ma le direttrici della crescita sono quella che portano al nord-ovest e al centro Italia. Davvero poco preoccupato Zonin dell'annunciata nascita di una nuova banca popolare su Prato, la Bpdp: «Di banche di credito cooperativo di piccole dimensioni - ha detto - ce ne sono a migliaia. Credo comunque che una concorrenza giusta ed equilibrata sia sempre positiva per i territori». Che la Bpv continuerà a sostenere. E' la promessa di Zonin e di Sorato che puntano ad aumentare la clientela (51mila nel 2011, 28mila nuovi clienti nel primo trimestre 2012) ma che fanno un distinguo: il tempo del credito indiscriminato è finito. «Per la congiuntura le imprese investono poco - è l'analisi del direttore generale - reggono solo quelle che esportano. Le altre, in massima parte, chiedono il consolidamente del debito. E questo tipo di impegno molto gravoso riesce a sopportarlo solo una banche che cresce. Le altre devono fare molta attenzione». Ancora più esplicito Zonin: «E' una fase nella quale tutti si intromettono per insegnare a noi, banche, come dare il credito. Le banche nascono per dare sostegno a privati e aziende, ma usano i soldi dei propri clienti. Noi abbiamo 67mila soci che hanno fiducia in noi, che magari ci hanno dato tutto ciò che possiedono. Il nostro dovere è tutelare loro, non dare soldi a quelle imprese manifestamente decotte che mai reggerebbero anche se finanziate. Sarebbe un furto perpetrato danni dei nostri soci». Per Zonin la percentuale di imprese «che anche con il sostegno non ce la potranno fare» è intorno al 10-15%. «Dobbiamo lavorare - ha proseguito - sul quel 40% di aziende, magari in difficoltà per la congiuntura, che con il lavoro garantiscono sviluppo - ha detto - e scegliere col cuore e con la testa: attraverso la conoscenza del cliente». Uno spunto polemico Zonin l'ha riservato allo Stato: "Che pretende l'onesta dai cittadini ma poi non paga chi lavora per lui».
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