Proteste
La primula rossa dei rapinatori è finita in manette
Era incensurato e gli investigatori non riuscivano a fermarlo anche se ha lasciato le impronte in almeno tredici banche
PRATO. A vevano le sue impronte digitali. Avevano la sua fotografia. Sapevano che veniva con una certa frequenza a Prato per compiere rapine (ne ha compiute almeno cinque fra il 24 ottobre 2008 e il 10 ottobre 2011) ma non riuscivano a dargli un nome per poterlo catturare. Era diventato la primula rossa dei rapinatori di banche.
E forse, Nicola Longo di 34 anni di Catania, l’avrebbe fatta franca ancora a lungo se non fosse stato tradito da un complice maldestro che durante il colpo compiuto il 18 maggio del 2010 all’agenzia La Romita in via Fiorentina della CariPrato, ha dimenticato su un tavolo un «cid» (quei prestampati utilizzati per la conciliazione amichevole degli incidenti stradali) sul quale gli investigatori trovarono una impronta e risaliro al bandito che era entrato in banca col volto mascherato subito dopo che Longo gli aveva fatto da apripista. Il 18 gennaio dell’anno scorso gli uomini della Squadra mobile della questura di Prato arrestarono, per quella rapina, il pregiudicato Santo Barbagallo. Fu il primo tassello per risalire poi a Longo. «Abbiamo fatto una ricerca certosina sulla vita di Barbagallo e sui suoi familiari e amici più stretti - racconta Francesco Nannucci, dirigente della Squadra mobile della questura di Prato - Finchè non siamo riusciti a scoprire che proprio il 17 maggio di due anni fa, alla vigilia della rapina alla CariPrato, il fratello di Barbagallo era stato raggiunto da una telefonata di una persona il cui telefono era agganciato ad una cellula telefonica di Prato. Si trattava di Longo».
Ottenuta la foto dai colleghi catanesi e comparatela con quella estrapolata dalle immagini a circuito chiuso delle banche rapinate, non ci sono stati più dubbi. Gli investigatori con il sotituto procuratore della Repubblica Eligio Paolini hanno chiesto ed ottenuto l’ordine di custodia cautelare in carcere per Longo attribuendogli almeno tredici rapine, cinqeu a Prato (CariPrato alla Castellina; CariPrato via Fiorentina; Cassa di Risparmio di Pistoia e Lucca di via Terracini; BpV di via Spontini e Credito Coop di Vignole). oltre a rapine compiute a Lucca, Pisa, Livorno, Firenze, Agrigento, Cesena, Messina e Ribera. In tute queste filiali ha lasciato le proprie impronte digitali per poter entrare e fare le rapine. L’ordinanza gli è stata notificata in carcere perchè nel frattempo i carabinieri siciliani sono riusciti a beccarlo sul fatto in un ennesimo colpo compiuto sull’isola. Le indagini proseguono per identificare gli altri complici e scoprire le basi logistiche di cui sicuramente beneficiava quando veniva a Prato per compiere le rapine.
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