Gioco
La video arte cinese al Pecci vista da Miao Miao e Valentina
Le due amiche hanno visitato ieri mattina la mostra “Moving Image in China”: un esempio di come l’integrazione possa passare anche attraverso lo scambio di conoscenze
di Maria Lardara
PRATO
Metti una spedizione mattina al Centro Pecci di due amiche ventenni, l'una cinese e l'altra pratese, incuriosite dalle suggestioni che può suscitare il genere della video arte cinese. Succederà che la ragazza italiana, assetata di conoscenza, inonderà di domande la coetanea cinese per farsi meglio una cultura in materia. Integrazione che scorre attraverso le immagini, suoni e parole di un piccolo schermo. Anzi, di tanti piccoli schermi. Potere della video arte.
In fondo, l'appello della console Zhou Yunqi, presente sabato scorso all'inaugurazione dell'ultima retrospettiva curata da He Juxing, Guo Xiaoyan, Zhou Tiehai e Marco Bazzini, era stato quello di uscire dagli stanzoni di Chinatown e frequentare più i luoghi della vita culturale cittadina.
Il valore aggiunto, in questo caso, è che le "nostre" Miao Miao Huang e Valentina Petracchi, compagne di viaggio attraverso gli oltre 40 video allestiti nelle sale del Pecci, fossero amiche per la pelle. Non ferratissime d'arte ma la dimestichezza della prima con gli ideogrammi dei nomi e delle didascalie (tradotte anche in italiano), ha aiutato la seconda a entrare meglio nell'universo di "Moving Image in China". Gravitano tutte e due nell'associazione Assemblea Libertà è Partecipazione, facendosi in quattro (come gli altri volontari) per spiegare l'italiano ai cinesi di ogni età che seguono i corsi di conversazione ogni sabato al circolo Curiel.
Il primo test con la video arte ha successo. Uno degli autori della sala iniziale che raggruppa le opere dalla fine degli anni Ottanta gli inizi di quelli Novanta,Qiu Zhijie, stuzzica subito la curiosità di Valentina. Il personaggio del video con il pennello in mano si esercita nell'antica arte della calligrafia cinese. «Miao, cosa vuol dire "Lantingxu»?", chiede la pratese riferendosi al poema che sta componendo il protagonista del video. «Lan indica il colore turchese, Xu significa sequenza. La calligrafia - specifica Miao richiamandosi alla didascalia - viene definita arte "zen" perché l'uso del pennello richiede uno stato d'animo tranquillo. Un'arte le cui radici si stanno smarrendo tra i giovani di oggi in Cina».
Con Valentina e Miao ci addentriamo tra i linguaggi segreti della video arte, impiegando in tutto tre ore per visitare tutta la mostra. E non basterebbero, perché alcuni dei video in visione durano oltre mezz'ora.
Mentre Miao insegna a Valentina la pronuncia corretta di Zhang Peili (altro artista in mostra), le due ragazze, ambedue studentesse universitarie (hanno 21 e 23 anni), agguantano le cuffiette per capire cosa dice Xing Zhibin, l'annunciatrice del telegiornale. La parola che ricorre sempre nel video di Peili è "Shui" (acqua in cinese) ma, come si affretta a sottolineare Miao, il vocabolo muta di significato secondo l'abbinamento dell'ideogramma. Suscita stupore l'installazione di Wang Gongxin. «Oddio, cosa vorrà dire», esclama Valentina. E' "Baby Talk", una culla di bebè "scavata" su una pellicola di latte con i volti trasfigurati di adulti che muovono la bocca, quasi a voler giocare con l'ideale bambino. Altro quesito di Valentina. «Miao, come sono le ninna nanne in cinese?». L'amica ne abbozza una, dal suono dolce e rassicurante. In "Production", sempre a firma di Wang Gongxin, Miao ci vede una scena familiare. L'ambientazione del video è nelle campagne del Sichuan. «Lungo i fiumi si ritrovano gli anziani a sorseggiare del buon thè e scambiare due chiacchiere. Così facevano i miei nonni in Cina…». Un altro video, "Cosplayers" di Cao Fei fornisce l'ennesimo spunto di dialogo. Colorate figure che rimandano ai manga giapponesi si muovono nel video. Un video di Peng Hung-chih ritrae un cane impegnato ad annotare massime di Confucio. «Una filosofia molto difficile», è il commento di Miao. Le fa eco l'amica: «Volevo giusto prendere in biblioteca un libro su Confucio».
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