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I dieci anni del Museo della deportazione

PRATO. E’ l’altra memoria, quella dei deportati a Ebensee, che il Museo di Figline hanno fortemente voluto e ottenuto dalle istituzioni. Ieri pomeriggio si è festeggiato il decennale dell’inaugurazion...

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PRATO. E’ l’altra memoria, quella dei deportati a Ebensee, che il Museo di Figline hanno fortemente voluto e ottenuto dalle istituzioni. Ieri pomeriggio si è festeggiato il decennale dell’inaugurazione di un luogo simbolo: un museo divenuto il contenitore dell’orrore quotidiano vissuto dai deportati nel campo di lavoro austriaco: casacche, siringhe per dare la morte, coltelli, gamelle. Tragedia e sopravvivenza.

Padrone di casa il presidente della fondazione Marco Romagnoli, ex sindaco di Prato, che ha letto un messaggio fatto pervenire dal presidente della Repubblica emerito Carlo Azeglio Ciampi che nel 2002 presenziò all’inaugurazione.

«Questo giorno - ha detto Romagnoli- deve servire a ricordarsi una lezione: che quando si supera un limite invalicabile non si sa dove si può arrivare. Bisogna che tutti si abbia la coscienza di accettare un tabù: impedire che gli uomini si considerino diversi. Oltre quella soglia - ha proseguito - c’è la discriminazione, la negazione dei diritti. L’abbiamo vissuto allora, l’ha vissuto l’ex Jugoslavia, l’abbiamo rivisto in Svezia e a Firenze, poco tempo fa. I meccanismi sono sempre gli stessi». Per Romagnoli «la tolleranza deve arrivare fino al limite di quel tabù, oltre ci deve essere la reazione dura». «Proprio quella che hanno avuto i nostri partigiani - ha concluso - che con la loro battaglia hanno riscattato un popolo intero dalla vergogna del fascismo».

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