Il Tirreno

Prato

Riscuote la pensione della mamma morta tre anni fa

di Eleonora Barbieri
Riscuote la pensione della mamma morta tre anni fa

Una donna di 54 anni di Poggio a Caiano denunciata dalla Guardia di finanza. Dovrà restituire 21mila euro

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POGGIO A CAIANO. Per tre anni ha riscosso la pensione della madre morta. Ventunmila euro la cifra sottratta alle casse dell’Inps da una cinquantaquattrenne residente nel comune di Poggio.

Quando la donna si è ritrovata in casa i finanzieri del comando di Prato che le hanno perquisito l'appartamento, ha ammesso subito le sue colpe. Uno sbaglio protratto per tre anni tutti i mesi, dettato da condizioni familiari ed economiche difficili sebbene la donna non sia disoccupata e di mestiere faccia l'impiegata.

A scoprire la truffa ai danni dello Stato, è stata la guardia di finanza di Prato impegnata in una serie di indagini su questo tipo di truffa. Sfruttatando alcuni informazioni e incrociando i dati dell'anagrafe tributaria con quella dei comuni e della banca dati dell'Inps, le Fiamme gialle hanno scoperto che la cinquantenne poggese riscuoteva ogni mese 500 euro di pensione della propria mamma morta nel 2009.

La donna non aveva comunicato all’ente previdenziale, il decesso della madre e avendo la delega per le operazioni sul suo conto corrente, aveva continuato a prelevare ed utilizzare il denaro accreditato mensilmente dall'Inps, attraverso la carta Postamat o emettendo assegni. Nelle immagini riprese dai finanzieri alle poste de La Querce di Prato, si vede la donna mentre preleva del denaro dal conto della madre. Operazione questa che poteva fare in qualsiasi ufficio postale italiano dotato di Postamat. Probabilmente ha evitato quello di Poggio a Caiano per non destare sospetti e non attirare l'attenzione.

Gli uomini delle Fiamme gialle hanno sequestrato sia la carta Postamat che il carnet di assegni e hanno bloccato il conto corrente utilizzato dall'indagata. La donna è stata denunciata all'autorità giudiziaria per il reato di truffa ai danni dello Stato o di altro ente pubblico.

Adesso, oltre a dover rispondere penalmente di quanto fatto, l'indagata dovrà anche restituire la somma sottratta allo Stato e in particolare all'Inps. Certo, le sue precarie condizioni economiche non renderanno facile e immediato il recupero di quanto dovuto. L'unica entrata certa è lo stipendio da impiegata che già non le bastava. Storia di triste miseria e di una donna, forse lasciata sola da tutti, che di fronte al portafoglio e al frigo vuoto, ha ceduto alla tentazione di non comunicare all'Inps la morte di sua madre e di continuare a riscuotere quelle 500 euro mensili. Che sono poche, ma per chi non ha nulla significano la salvezza e forse anche una vita dignitosa.

Consapevole del suo errore, però, quando i finanzieri l'hanno messa di fronte alle proprie responsabilità, si è arresa subito e non ha neanche tentato di negare.

L'episodio, evidenzia ancora una volta l'assurda incomunicabilità tra banche dati degli enti pubblici. Se l'Inps avesse avuto accesso all'anagrafe dei Comuni, non ci sarebbe stato bisogno che la guardia di finanza perdesse tempo in indagini e soprattutto non sarebbero passati tre lunghi anni che hanno significato un esborso non dovuto di 21mila euro.

Incredibile pensare che nell'era del computer e della tecnologia digitale, le informazioni degli apparati statali siano a compartimenti stagni e che tutto sia rimesso all'onestà del singolo cittadino. Da parte sua il colonnello Gino Reolon, comandante della guardia di finanza di Prato, assicura l'attenzione è massima: «Noi cercheremo di sviluppare quello che abbiamo fatto fino ad oggi e di approfondire tematiche del genere».

©RIPRODUZIONE RISERVATA.

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